Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Dobbiamo imparare il norvegese!

Pochi giorni dopo il nostro arrivo torniamo alla routine scolastica: ci aspettano quattro ore di lezione per quattro mattine ogni settimana. Abbiamo finito da poco la lunga marcia degli esami universitari, ma questo ritorno in classe ci riporta molto più indietro. Banchi a ferro di cavallo, zainetti posati a terra, grande lavagna bianca e presentazione a turno alzandosi in piedi: l’imbarazzo rimane lo stesso della terza elementare.

Marianne, la nostra giovane insegnante, scrive alla lavagna e noi, da bravi scolaretti, ripetiamo a voce alta le 26 lettere dell’alfabeto norvegese, risolvendo l’enigma della pronuncia delle misteriose å (è la nostra o), æ ( una e aperta tipo torinese), ø (avete presente come si pronuncia bEUrre in francese? ecco, quel suono lì). Usciamo dalla prima lezione sollevati e motivati a imparare in fretta: abbiamo scoperto che i verbi non si coniugano né nella persona, né nel tempo, sono le particelle circostanti a indicare “chi” fa cosa “quando”, un bel sollievo per noi vittime di congiuntivi e condizionali. Nelle lezioni successive impariamo i dimostrativi, molto simili all’inglese, i possessivi e gli articoli.

Arriviamo al week end pronti a sperimentare quanto appreso direttamente sul campo. Tra gli scaffali del supermercato non riesco a trovare il pane: perfetto, so come si dice pane, posso tentare l’approccio in lingua locale alla commessa, uguale alla Barbie cassiera che avevo da piccola.

Anschild, vur ar broo?” pessima, ma posso migliorare, sembra avere capito (tradotto: scusi, dov’è il pane?)

You can find bread behind this corner. Have a nice day!” sorriso smagliante

Tusen takk” provo a insistere

You’re welcome!”

Ed è lì, tra gli scaffali del Bunnpris, mentre trascino il mio cestino verde alla ricerca di carboidrati, che imparo la lezione più importante: non è facile parlare norvegese in Norvegia. Innanzitutto, la lingua studiata a scuola è il bokmål, residuo della dominazione danese e parlato da circa l’85% della popolazione, ma lungo le coste occidentali (si, dove vivo io) si è diffuso il nynorsk, creato per distaccarsi dall’antico retaggio di “colonia” unendo più dialetti locali. A questo aggiungete l’estrema educazione degli autoctoni che proprio non ce la fanno a vedere lo straniero in crisi alla ricerca della parola giusta e accorrono subito in soccorso con l’inglese. Loro, a differenza nostra, sono cresciuti con i film sottotitolati, non doppiati; per cui chiunque, dal vecchietto al bambino, è in grado di comunicare in lingua inglese.

La tentazione di abbandonare lo studio della lingua locale è quindi inizialmente forte, ma ci vuole poco per capire perché valga la pena insistere nello studio. Innanzitutto il mercato del lavoro, a meno che non siate ingegneri per cui lavorereste in un ambiente internazionale in cui si comunica in inglese, richiede per qualsiasi altra professione una buona conoscenza del norvegese.

E poi la vita quotidiana. Leggere il giornale del mattino, capire cosa dicono le persone intorno a te, ascoltare il telegiornale, sono tutte cose che ti permettono gradualmente di entrare davvero a fare parte del paese in cui vivi.

Imparare il norvegese

Imparare il norvegese

2 commenti su “Dobbiamo imparare il norvegese!

  1. tuxiamarcia
    agosto 10, 2015

    Il labirinto dei libri di testo.
    Mi sono posta la domanda: “Che libri di testo usano gli stranieri che studiano il norvegese in Norvegia?”.
    Le ricerche mi hanno portato a questi due testi (+CD): “På vei” (Ed. Cappelen Damm) e “Norsk nå” (Ed. Fagbokforl).
    Una libreria che spedisce in Italia è la bokkilden.no, e quindi mi sono scandagliare le schede di questi libri. Visto che tra libri e spese postali spenderò uno stipendio + un rene, volevo essere sicura di fare la scelta giusta.
    A questo punto siamo proprio nel mezzo al dedalo, poiché la spiegazione dei testi è in norvegese, e tra quelle tre parole che conosco, le traduzioni tra google translate, mi sono chiesta: Qual’è la differenza? Quali dei due preferire?
    “På vei” ha l’edizione col bosco in copertina, e un’edizione con una strada che va verso il mare. Boh?! Dalle descrizioni non capisco le differenze.
    “Norsk nå” ha edizioni che cambiano i colori sul costolino (nella tua foto ho visto che hai quello coi quadratini colorati). Sono complementari, o quello coi quadratini colorati racchiude tutti gli altri?!
    Aiuto!
    Mi puoi dare una mano?

    • Enrico
      settembre 15, 2016

      Se sei ancora interessata a questi testi, scrivimi alla mail chicco671@yahoo.it 🙂 Penso di poterti dare qualche dritta. Ha det bra!

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