Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Bilancio di un anno a Oslo

Ho conosciuto Valentina e Luca un anno fa a Oslo, in occasione della presentazione norvegese del mio libro Dalla A alla Å – Norvegia: istruzioni per l’uso . Erano appena arrivati dalla Toscana, pronti per cominciare una nuova vita. Credo sia molto interessante per chi decide di partire, per chi è in dubbio e anche per chi già si trova in Norvegia confrontare differenti esperienze.

In questa intervista, ecco il bilancio del loro primo anno norvegese!

·Come mai avete scelto di trasferirvi in Norvegia?   

Valentina: In Italia ho conseguito una laurea in lingue e letterature straniere, mentre Luca lavorava come assistente sociale. Non siamo riusciti a realizzare i nostri progetti nel nostro paese e così, nel 2015, abbiamo deciso di provare a esplorare nuovi lidi.
Avevamo diverse opzioni in mente: Giappone, Australia e Norvegia. Perché abbiamo scelto quest’ultima? Valutando i pro e i contro. La Norvegia ci è sembrata la soluzione più fattibile. Per prima cosa non è distante da casa, inoltre abbiamo avuto contatti con persone del posto che ci hanno dato consigli e ci hanno raccontato le loro esperienze togliendoci gli ultimi dubbi. Non eravamo mai stati in in Norvegia prima di trasferirci e a un anno di distanza ogni giorno è una scoperta per noi.

·Perché avete scelto Oslo come destinazione?

Luca: Inizialmente Valentina aveva l’idea di andare a Sandefjord: temeva che a Oslo avremmo avuto maggiori difficoltà a trovare lavoro, in quanto la città è grande, quindi avremmo trovato più concorrenza, Io invece pensavo a Oslo proprio perché ci sarebbero state più chance rispetto ad una città più piccola. Ora Valentina ammette di aver fatto bene a darmi retta (ride)

·Cosa vi aspettavate e cosa avete trovato una volta arrivati a Oslo?  

Valentina: Quando siamo atterrati, eravamo emozionati. Non avevamo proprio idea di cosa avremmo trovato o di come era il posto. Scesi dall’aereo, siamo rimasti impressionati dal silenzio in aeroporto e dalle persone bionde che passavano: le nostre teste dicevano “accidenti son tutti biondi e tutti belli” (ride). La prima settimana ci siamo dedicati alla scoperta della città, anche perché non sapevamo dove eravamo: ci siamo innamorati del posto, del porto, del verde in centro, del palazzo del re e delle persone. Molti dicono che i norvegesi siano persone chiuse e fredde. Noi abbiamo trovato persone sempre gentili e disponibili ad aiutarci, a partire dai ragazzi che ci hanno ospitato il primo mese e dalla nostra amica Silvia che ci ha fatto da guida turistica quando siamo arrivati.

·Quali sono state le maggiori difficoltà che avete incontrato?

Luca: Lo scalino più grande è stato cercare lavoro. Le possibilità non mancavano, ma quasi sempre richiedevano la conoscenza del norvegese. Entrambi parliamo inglese e quando siamo arrivati ci hanno un po’ snobbato in quanto non parlavamo la lingua locale. Questo è stato un po’ deprimente e ci ha buttato leggermente giù, ma pian piano le cose si sono risolte. Ad Oslo c’è concorrenza e per questo molti chiedono un livello intermedio di lingua norvegese anche per un mestiere come il cameriere e a volte l’inglese da solo non basta. Alla fine siamo stati fortunati!

·La soddisfazione più grande in questo primo anno norvegese?

Valentina: Per me la soddisfazione più grande è stata quella di trovare lavoro “quasi subito”: dopo quattro anni da disoccupata, non ci speravo più. Ero partita con un pugno di nulla e tante speranze, con il timore di tornare indietro. Invece a quattro mesi dal mio arrivo, ho trovato lavoro presso un coffee shop: ero entusiasta e incredula quando mi hanno assunta! Il resto vien da sé, nel senso che sono riuscita a essere indipendente e, cosa più importante, posso convivere con il mio compagno dopo anni di relazione.

Luca: Anche per me la convivenza è stata una grande soddisfazione, poiché in Italia non avevamo le possibilità: in Norvegia siamo riusciti a fare il passo in più!
Oslo mi ha dato la possibilità di lavorare in un settore che ho sempre amato, di fare un lavoro che mi entusiasma e mi rende fiero di me. Non potevo chiedere di meglio!

·Cosa vi manca di più dell’Italia e di cosa vi siete innamorati nel nuovo paese?  

Valentina: Mi mancano lo stracchino e il bidet (ride)! Scherzo, con un piccolo accenno di verità: oltre alla famiglia e gli affetti, mi mancano i prodotti tipici della mia terra, l’Isola d’Elba. Della Norvegia amo il silenzio, la sicurezza, l’acqua, l’essere tutti diversi ma tutti uguali, la festa del 17 maggio ( adoro vedere i norvegesi così patriottici), il bunad, il brunost ( o come lo chiamo io il “formaggio droga”, perchè non riesci a smettere di mangiarlo), la neve, i vichingi e le ribbe natalizie!

Luca: Oltre alla famiglia e agli amici, sento la mancanza della focaccia con la mortadella con i pistacchi e il pane toscano senza sale ( ride)! Cosa amo della Norvegia? La primavera (sono allergico alle graminacee e qui è il paradiso per me), mi piace molto il fatto che la natura qui sia ovunque. Oslo è un misto tra antico, moderno e verde ed è bellissima. Amo la tranquillità, le case norvegesi e l’assenza di freneticità.

·Avete imparato il norvegese? Se sì, come avete fatto?

Valentina: Diciamo che siamo in “work in progress” (ride). Parlando seriamente, il lavoro da un grande contributo all’apprendimento del norvegese: grazie al nostro lavoro, siamo in contatto con tante persone e siamo in quella fase dove parliamo metà inglese e metà norvegese. Cerchiamo di allenarci nella vita quotidiana tramite l’ascolto di musica, di lettura e da nerd quali siamo ci aiutiamo guardando le serie tv. In Norvegia, ad eccezione dei cartoni animati, tutto è sottotitolato, quindi hai triplo stimolo, in quanto ascolti in inglese, leggi in norvegese e traduci. Si tratta di un ottimo esercizio!

·C’è qualcosa che cambiereste, che fareste diversamente, a un anno dalla vostra scelta?

Luca: Dopo un anno, possiamo dire che avremmo dovuto prepararci meglio, nel senso che sicuramente avremmo dovuto in primis dedicarci leggermente di più alla lingua, in modo da non arrivare totalmente impreparati. Per il resto, siamo contenti di aver fatto quel che abbiamo fatto: partire un po’ a casaccio, alla scoperta di un posto completamente nuovo e diverso. Crediamo che ci abbia aiutato ad amare ancora di più la Norvegia e la nostra nuova città, Oslo.

·Un consiglio per chi vorrebbe partire?

Entrambi riteniamo che sia indispensabile avere una ottima base di inglese, ovviamente per comunicare. Sarebbe molto meglio avere una buona base anche di norvegese, specie per il settore lavorativo: si hanno più possibilità, decisamente.

·Una curiosità, qualcosa di divertente che vi è successo/ avete scoperto in Norvegia? 

Luca: Ci siamo divertiti tantissimo la prima volta che abbiamo fatto il barbecue all’aperto, in mezzo al prato della piazza, insieme ad altri norvegesi. Eravamo con amici e abbiamo comprato una griglia usa e getta per la carne: era la prima volta che lo facevamo!

Valentina: A giugno sono andata al mio primo Gay Pride. Ricordo con piacere e stupore tantissime persone arcobaleno con tante bandiere e nastri, gente mascherata con le ali, il carro musicale con persone in topless color arcobaleno. La cosa che mi ha colpito di più, però, è stato il carro della chiesa che sfilava in mezzo alla parata. Amo la Norvegia per la libertà e per la sensazione di minore giudizio che mi fa percepire: qui sento che siamo uguali nel diritto di essere diversi.  

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