Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

CASA DOLCE HJEM

IL 2016 per Norvegiani è stato un anno intenso, quasi magico: “Dalla A alla Å. Norvegia: istruzioni per l’uso” è arrivato agli scaffali ad aprile ed è già alla seconda ristampa; ci sono stati tanti incontri bellissimi con i lettori e abbiamo ospitato tante voci diverse qui sul blog. Il 2017 si prospetta ricchissimo di novità che non vi anticipo: tempo al tempo! Mentre cercavo il modo per augurarvi un buon Natale che fosse anche God Jul, ho ricevuto questo dono bellissimo da Magnus, che qualche mese fa aveva raccontato la sua esperienza in questo post

Quest’anno è stato lungo, ma è passato in fretta. Sono arrivato a Roma a gennaio, e quando scrivo questo mi trovo sul treno tra Milano e Zurigo. Siamo quasi a Natale, e sto correndo verso la Norvegia, lasciando alle mie spalle il mondo del Mar Mediterraneo. Sto tornando a casa.

Casa: una parola corta, composta da due consonanti e due vocali, detto con due sillabi, ma che nasconde infinite sfumature e sentimenti.

Per uno che ha vissuto un anno intero in una nuova città, fuorisede, credo sia abbastanza normale sentire un po’ di nostalgia di casa quando si avvicina alle feste natalizie. Alla fine è questo il periodo più sentimentale dell’anno, che ci porta tanta gioia, ma anche tanta nostalgia, come è giusto che sia.

La mia è una nostalgia di casa che si dirige lungo i binari su cui corrono queste carrozze, ma non solo avanti a me verso il nord, anche indietro verso il sud. Paradossalmente.

E mi domando: ma come è mai possibile, che uno che viene dal paese più nordico d’Europa, sia geograficamente che mentalmente, riesce a sentirsi a casa nel paese più latino del continente?

Casa per me significa la relativa tranquillità di Oslo, dove prendi la metro per un paio di fermate per poi trovarti nella natura, praticamente da solo, in pace con te stesso. Dove posso seguire il fiume Akerselva, passando le sue cascate urbane, per arrivare in campagna in un’ora. Ma Casa ormai significa anche il caos di Roma un sabato sera. Dove cercando parcheggio vicino ai monumenti che ha fatto la storia capisci finalmente di che cosa parla Venditti nel suo omaggio musicale alla città. Cioè; “che mi fa sentì importante anche se non conto niente.”

Casa significa l’efficienza e la regolarità di cui si nutre il popolo di Oslo. Ma anche, diciamo così, la natura più spontanea di Roma. Per il bene e il male. Non so quante volte sono stato ad aspettare il mancato arrivo di un autobus, bestemmiando e lamentandomi della situazione dei mezzi pubblici. Ma quando salta una corsa a Roma, e sei costretto ad aspettare ancora un quarto d’ora che forse arriva quello dopo, nasce una specie di fratellanza bellissima tra gli sfigati passeggeri. Ci facciamo due chiacchiere, parliamo della situazione in cui ci troviamo, e poi in un atto di ribellione forse facciamo una marcia verso la metro insieme. Secondo me ATAC significa Arrivi Tardi A Casa. Alle fine però la cosa importante è che ti porta nei posti che senti di poter chiamare Casa.

Casa significa anche la struttura in cui alloggi, ovviamente, e il quartiere dove è situata. Direi che la tranquillità, insieme alla sensazione di stare in un posto a misura d’uomo, sono concetti fondamentali quando un Norvegese sceglie dove vivere. Una richiesta difficile per una città come Roma. Lo so.  Ma la soluzione esiste, e si chiama Garbatella.

Dove quasi tutte le strade sono a senso unico; dove puoi dormire con la porta scorrevole aperta senza essere svegliato dai lamenti dei clacson romani; dove invece di darti del Lei, sia il pizzaiolo che la giornalaia ti chiamano Caro; dove le signore di 90 anni passano la giornata nella finestra, sopra i vestiti appenditi, a fare la guardia del lotto; dove pure i cani si vestono di giallo-rosso per il derby; dove vivono dei poeti delle bombolette spray che scrivono sui muri in romanesco; dove il padrone di casa si ferma per un’ora per parlare di storia e per raccontare storie, per esempio di come quasi tutte le donne che aveva visto in Norvegia tanti anni fa erano molto belle ma che secondo lui mancavano quel tocco di femminilità che hanno le italiane, e poi ti rendi conto che sei d’accordo.

Per me casa significa soprattutto le persone che mi circondano. E se ormai mi sento a casa anche da voi nel bel paese, sarà grazie ad alcuni dei bei abitanti del bel paese, e la loro ospitalità.

Mi rendo conto che il luogo comune forse più grande nel discorso turistico di oggi è il concetto degli abitanti del posto e come sono ospitabili. Ormai tutti i popoli del mondo ad un certo punto sono stati considerati come i più ospitabili che esistono. Tipo:  In _ _ _ _ (inserisci nome di paese a caso) ho trovato un’ospitalità straordinaria che non ha paragone. E adesso sto per dirlo anche io: in Italia ho trovato un’ospitalità che non ha paragone.

C’è chi mi ha portato in giro a vedere delle belle cose nella capitale. Per i castelli romani, per la città di Roma, verso il mare, lungo il Tevere. In macchina, con la bici, sul motorino, ai piedi. C’è chi mi ha offerto il pranzo, chi ha cucinato per me e chi mi ha accompagnato fuori a mangiare delle cose buone. A Lipari c’è chi che mi ha portato in gita con l’aliscafo per le altre isole e per la città raccontandomi la sua vita e delle isole, e c’è chi mi ha invitato a fare trekking in giro per l’isola ed a casa sua per bere il vino.

A Sestri Levante c’è chi mi da le chiavi di casa, le chiavi della macchina e un letto per dormire. Come se fossi a casa dai miei. Infatti quest’anno alla fine ho passato più tempo da questa mia famiglia, e in questa casa, che dai miei genitori in Norvegia. E ogni volta che parto dalla Liguria mi fanno; ma quando torni adesso?

Quest’anno a Roma ho persino ufficialmente rappresentato il mio paese di nascita nel mio paese di “adozione.” E facendo questo me ne sono reso conto che ormai ho il cuore diviso fra cucine diverse, modi diversi di comunicare, di parlare, di scrivere, di pensare e di stare al mondo. Fra due Case, cioè.

C’è chi mi ha detto che sarà anche grazie a me, grazie a come sono fatto io, alla mia curiosità, se le persone che incontro in Italia mi aprono le loro porte ed i loro cuori con la voglia di farmi sentire a casa. Quindi, siate curiosi. Io continuerò ad essere curioso, e torno presto.

Buon Natale!

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6 commenti su “CASA DOLCE HJEM

  1. Francesco
    dicembre 23, 2016

    Che bell’articolo e che belle parole! Avevo già letto la storia di Magnus ed ero rimasto impressionato anche dal suo italiano (quanto vorrei che il mio norvegese raggiungesse vette così elevate) impeccabile. Sono contento che si stia trovando bene in Italia e sono contento che, nonostante tutti i difetti del nostro paese, gli italiani riescano a tirare comunque fuori il meglio da una cattiva situazione (tipo fare amicizie alla fermata dell’autobus in ritardo). Credo che ció che dice alla fine dell’articolo sia verissimo: molto spesso i risultati che so conseguono dipendono molto spesso da come ci poniamo noi, più che dai “locali.

    • Magnus Helgerud
      dicembre 23, 2016

      Ciao Francesco! Mi fa piacere che ti è piaciuto l’articolo 🙂

    • Nel sud del nord
      gennaio 12, 2017

      Io ho provato più volte a fare amicizia alla fermata dell’autobus qui in Svezia ma non ci sono mai riuscita. Credo che in Italia o (per quanto riguarda me) in Svezia la curiosità espressa nello stesso modo venga apprezzata in modo molto diverso :-). Io continuo ad essere curiosa ma mica funziona poi tanto con le persone :-).

  2. Carla
    dicembre 23, 2016

    Caro Magnus,
    come al solito quanto racconti le tue storie anche in una lingua che non è la tua, riesci a sorprendermi e a farmi sentire sempre più in sintonia con te. Capisco sempre di più quello che avevo già vagamente compreso quando vivevo all’estero ma non riuscivo ad esprimere. La mia esperienza da mediterranea in un paese nordico simile al tuo è stata sorprendente, per certi versi un vero e proprio shock e mi ha cambiato profondamente. Anch’ io non aspettavo l ora di tornare dal mio mare ma avevo anche nostalgia della vita tedesca, dei paesaggi da favola, dell’ordine e della precisione che tutto sommato mi sembravano più rassicuranti del caos italiano e nello stesso tempo, quando questa precisione diventava quasi pedanteria, avevo nostalgia dell’improvvisazione e della fantasia tipicamente italiana. Mi hai chiesto: ” Ma è possibile vivere fra due mondi?” Ti ho risposto di sì: lacerati, entusiasti e perennemente divisi a metà e se si riesce a sviluppare un bel senso dell’umorismo si può perfino a riderci sopra: di sè stessi e degli altri ma con grande affetto. Anch’io avevo una casa e una famiglia che mi dava le chiavi e mi faceva sentire “zu Hause”, la signora Amann era ed è tuttora la mia “mamma tedesca”. Ci sentiamo e quando mi è possibile vado a trovarla, lei è troppo anziana per raggiungermi ma non dimentica un Natale e un compleanno. Esperienze come queste ti cambiano, ti arricchiscono e ti aprono gli occhi su cose che non avresti mai visto prima. Ricordo che mi dicevo: vivo con le valige in mano e ogni volta che ripartivo pensavo: “La mia vita è fatta di addii”, era talmente pesante per me che avevo adottato un sistema: a tutti dicevo: ” dai,ci vediamo domani” anche se sapevo che sarebbe passato molto tempo. Si vive sì, caro Magnus, fra due mondi ma si è più ricchi. Forse abbiamo scoperto che possiamo regalare davvero un po’di noi anche a persone molto diverse, culture diverse e possiamo imparare dagli altri a vedere le cose in un’altra ottica ma sempre lievemente, con amore e con il sorriso. Fin dal primo momento che ti ho visto entrare nella nostra scuola ho capito che i tuoi occhi erano curiosi e affamati e non solo di imparare la nostra lingua. Forse tu, io e chiunque faccia esperienze di questo tipo è depositario di una verità che potrebbe cambiare il mondo: la curiosità, l accettazione totale senza giudizio, anche qualche sana incazzatura avvicinano i popoli e li rendono complementari. Io ho imparato molto dai tedeschi e spero di avere lasciato qualcosa di utile anch ‘io.

    Grazie per latua amicizia bellissima che non mi fai sentire strana, e che mi fa ricordare un tempo molto speciale per me.

    PS. La prossima volta avrai le tue chiavi personali e devo ancora insegnarti ad andare in scooter!!!!! Baci

  3. Umberto Mezzadra
    dicembre 24, 2016

    Bell’articolo! Bravo Magnus 🙂 Torna presto che ti cucino un buon risotto 😉

  4. workinfrogress
    dicembre 24, 2016

    “A Lipari c’è chi che mi ha portato in gita con l’aliscafo per le altre isole e per la città raccontandomi la sua vita e delle isole, e c’è chi mi ha invitato a fare trekking in giro per l’isola ed a casa sua per bere il vino.”

    Ero io? Mi sa di no. Ma la prossima volta sarò io!
    Ciao!

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Questa voce è stata pubblicata il dicembre 23, 2016 da in Consigli norvegiani, Prime impressioni norvegiane con tag , , , , , .

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