Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

RACCONTI DI UN CUOCO ITALIANO A OSLO

Francesco è un cuoco italiano che da tre anni vive e lavora nella capitale norvegese. Il suo passaggio alle cucine di Oslo ha rappresentato per lui un’occasione di cambiamento e di scoperta di un mondo diverso non soltanto nei sapori, ma anche nella percezione del cibo. In questo post scritto per Norvegiani racconta tre concetti che lo hanno stupito di più: i buffet, le festività e gli sprechi. Tusen takk, Francesco!

Ciao Camilla, prima di tutto voglio ringraziarti per la possibilità che mi stai dando! Sono un cuoco italiano, da tre anni vivo e lavoro in Norvegia: l’impatto con la loro cultura culinaria e con le loro abitudini alimentari, è stato devastante. Mi sono subito reso conto di come i norvegesi in media non “MANGIANO”, almeno non come lo intendiamo noi in Italia, ma si limitano piuttosto a “NUTRIRSI”.

LA REGOLA DEL BUFFET: Sono un cuoco, lavoro in un hotel della capitale e mi occupo spesso dei Buffet. I pranzi e le cene di lavoro sono quasi sempre organizzate così ed è proprio in questi momenti che è più facile notare l’approccio norvegese al Cibo. Una volta preso possesso del piatto, i norvegesi lo utilizzano per metterci tutto quello che si trova nel buffet. La varietà è di solito molto ampia e non tiene conto della stagionalità dei prodotti: i norvegesi mischiano carne e pesce, patate e pasta, freddo e caldo, frutti di mare con gli affettati, insalata (non importa di cosa). Quando hanno creato questa accozzaglia di sapori pescando da ogni angolo del buffet, innaffiano ogni cosa con… la SALSA! La salsa è una componente liquida, a base di maionese o brodosa, non importa: ciò che conta per i norvegesi è poter inzuppare le pietanze e confonderle ancora di più. Potete immaginare cosa un cuoco italiano possa provare osservando gli abbinamenti nei piatti, a volte davvero agghiaccianti, ma per i commensali è tutto normale, anzi, l’ampia scelta li rende felici.

LA TAVOLA DELLE FESTE: I momenti più importanti per quanto riguarda la cucina norvegese sono sicuramente il 17 Maggio (la festa nazionale), giorno in cui i locali fanno colazione con fragole e champagne e pranzano con quantitativi enormi di aragoste, e il periodo natalizio con gli JULEBORD (tavole natalizie). Questi sono cene a buffet nelle quali la varietà di cibo non è abbondante come nei buffet regolari ma il menu è fisso e non può essere assolutamente cambiato. Lo Julebord è l’unico momento in cui vedo nello sguardo dei norvegesi affamati quella luce che brilla negli occhi di qualsiasi italiano quando si appresta a condividere un pasto con parenti e amici, perché è proprio degli Julebord che i norvegesi hanno i maggiori ricordi legati alla convivialità del cibo. Un buffet di Natale tipico consiste in: pancetta di maiale con tutta la pelle croccante servita con prugne secche e fettine di mele; salsiccia di Natale, accompagnata spesso da patate novelle sbucciate e condite con burro e prezzemolo, cavolo rosso cucinato con zucchero e arance, condita con la Salsa di Natale (una salsa fatta con tutto il grasso della cottura della pancetta …una bomba calorica); costine di pecora sotto sale e poi bollite servite con un pure di rapa e immancabili patate. Altra pietanza tipica di natale è il lutefisk,merluzzo marinato nella soda caustica e in seguito lavato accuratamente con acqua. Tale procedura dà al pesce un odore estremamente forte e pungente e una tipica e particolare consistenza gelatinosa; di solito è servito con purè di piselli e apprezzato dai norvegesi accompagnato da bacon croccante e Brunost (il formaggio/non formaggio dal gusto caramellato). Tra i cibi freddi è degno di nota il Rakefisk: il nome mette già abbastanza paura…ma quando sentirete l’odore…il terrore si impadronirà della vostra mente. È ottenuto facendo fermentare dei filetti di pesce serviti poi con cipolle, porri, patate bollite e panna acida. La leggenda vuole che qualcuno si sia intossicato e, addirittura, ci abbia lasciato le penne perché la fermentazione ha preso strade sbagliate …

(NON) SI BUTTA VIA NIENTE: L’attenzione agli sprechi da queste parti è una tematica ancora poco sentita. Magari lo era, prima dell’era del petrolio che, a mio avviso, è stato il più bel male che potesse affliggere i nostri amici vichinghi. Quando sono arrivato qui circa 3 anni fa mi sono davvero stupito per il modo in cui il cibo veniva gettato via in quantità: il norvegese tipico non si fa scrupoli a buttar via i resti. A dire il vero la crisi inizia ad arrivare anche qui ed ho visto, progressivamente, cambiare l’approccio agli sprechi dei miei datori di lavoro. A volte rido da solo pensando a Massimo Bottura, Chef dell’Osteria Francescana di Modena nominato questo anno migliore ristorante del mondo, che gira il globo per insegnare alle persone come ridurre al minimo gli sprechi. Ogni giorno mi ritrovo a lavorare con gente che non esita un secondo a buttar via le verdure cucinate 2 ore prima…e mi chiedo: “Dove sono capitato?” Qualche tempo fa mi trovavo in cucina con gli apprendisti: bisogna sempre sorvegliarli perché hanno una spiccata tendenza a sprecare il cibo. Abbiamo realizzato un purè di cavolfiore, che serviamo principalmente con la carne ma anche con il pesce è fantastico. Con il liquido di cottura che altrimenti avrebbero gettato (ho fermato la pentola all’urlo italo- norvegese di ASPETT…VENTE!!!) abbiamo ottenuto una gustosa zuppa di cavolfiore, Blomkål suppe, da accompagnare con i crostini di pane, perfetta per le serate autunnali.

 

Ecco la ricetta per il Puré di Cavolfiore e Zuppa a sorpresa

 

Ingredienti

1 Cavolfiore

1 spicchio Aglio

½ cipolla tagliata finemente

500 ml di panna liquida (o latte intero, per una versione più leggera)

1 litro d’acqua (o brodo, se preferite)

2 noci di burro

sale e pepe QB

 

Soffriggete uno spicchio d’aglio e mezza cipolla in una noce di burro. Quando saranno dorati, aggiungete i cavolfiori tagliati a pezzi grossolani, la panna e l’acqua e fate cuocere a fuoco lento fin quando il cavolfiore non sarà morbidissimo. A quel punto filtrate i pezzi di cavolfiore con un colino e frullateli per ottenere un composto omogeneo. Aggiungete sale e pepe ed una noce di burro ed il gioco è fatto!! Ma cosa fare con il liquido rimasto?? Passatelo al frullatore con tutti i pezzettini di aglio, cipolla e cavolfiore rimasti dentro la pentola, riscaldate, aggiustate di sale e pepe…et voilà, una perfetta zuppa di cavolfiore da mangiare nelle serate freddine di autunno…presentatela con crostini di pane e della pancetta abbrustolita per renderla ancora più gustosa.

img_2337

 

4 commenti su “RACCONTI DI UN CUOCO ITALIANO A OSLO

  1. Paolo
    ottobre 3, 2016

    Ciao,bello il tuo articolo,io ho lavorato pure in Norvegia,ma da stagista al Maaemo,ho notato un po anche io questa cosa,non tutto intendiamoci,c era molta religiosità per il cibo, ma ricordo che per fare un appetizer veniva buttata la cozza e tenuto il liquido cosa che qui nel Bel paese verresti subito…..Devo dire che sono anni che sono tentato di tornare e cercare un posto proprio simile al tuo,bandendo i vari ristoranti Italiani o turistici di Aker Brygge e magari dare un volto diverso alla cucina del recupero proprio come stai facendo tu.

    Paolo

  2. Paolo
    ottobre 3, 2016

    Ciao,bello il tuo articolo,io ho lavorato pure in Norvegia,ma da stagista al Maaemo,ho notato un po anche io questa cosa,non tutto intendiamoci,c era molta religiosità per il cibo, ma ricordo che per fare un appetizer veniva buttata la cozza e tenuto il liquido cosa che qui nel Bel paese verresti subito…..Devo dire che sono anni che sono tentato di tornare e cercare un posto proprio simile al tuo,bandendo i vari ristoranti Italiani o turistici di Aker Brygge e magari dare un volto diverso alla cucina come stai facendo tu.

    Paolo

  3. Francesco
    ottobre 4, 2016

    Ciao Paolo!!!
    Sei stato molto fortunato nel poter fare l’esperienza Maaemo…io non posso farla purtroppo!!
    Comunque sia ….son molto contento perché dove lavoro abbiam potuto influenzare il loro modo di intendere e voler il cibo senza scadere nella più classica e scontata cucina italiana all’estero.

    • Livia
      dicembre 29, 2016

      Ma Francesco il mio amico di agraria di Portici??

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il ottobre 2, 2016 da in Prime impressioni norvegiane, Ricette e cibo con tag , , , , , , , .

Tempo fa…

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: