Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Come (e perchè) studiare in Norvegia

 

 

Molti studenti europei scelgono il programma Erasmus per vivere un’esperienza di studio in un altro paese, confrontandosi con metodi educativi diversi ed allargando le proprie vedute oltre i confini nazionali. Abbiamo ospitato in passato testimonianze di Erasmus in Norvegia e torneremo presto sull’argomento. Oggi, però, parliamo di una scelta diversa: frequentare l’università, compiere insomma l’intero percorso di studi, in Norvegia. E’ possibile? Francesca ci racconta come ha fatto e come vive la sua esperienza di studentessa universitaria in Norvegia.

 

  1. Ciao, Francesca! Ti andrebbe di presentarti ai norvegiani?

Certo! Mi chiamo Francesca, ho 22 anni e vivo in Norvegia, a Trondheim. Il mio paese di nascita è Avigliana, nel cuore della Valsusa, in provincia di Torino. Sei anni fa ho fatto richiesta per studiare un anno all’estero con Intercultura, e ho vissuto undici mesi a Elverum, in Norvegia, con la migliore famiglia che si potesse incontrare. Dopo aver dato la maturità in Italia ho fatto le valigie e sono tornata quassù, e ci sono rimasta.

 

  1. A differenza di molti stranieri che scelgono la Norvegia per un periodo breve come l’Erasmus, tu hai deciso di iscriverti all’università in questo paese. Come è nata la tua scelta di iscriverti alla facoltà di…?

… storia, lingue e pedagogia. Esatto, sono iscritta a tre facoltà contemporaneamente! Amministrativamente è esilarante. La scelta non è stata così diretta devo dire. All’inizio volevo laurearmi in storia, ma in Italia tutti sanno che con una laurea in storia l’unica opzione di lavoro sicuro è fare l’insegnante, e il mondo della scuola pubblica in Italia è un incubo che conosco bene da tutti i lati (mia madre ha fatto l’insegnante) e non ho nessuna voglia di sperimentare. Così ho pensato di studiare direttamente in Norvegia, dove la situazione lavoro è più libera e più sicura. Per puro caso durante l’anno sabbatico che ho preso dopo la maturità, lavorando come ragazza alla pari, ho parlato con un mio amico di Intercultura che si era già iscritto all’università norvegese. Lui frequentava un corso chiamato “lektorutdanning”, un ciclo unico di 5 anni che abilita all’insegnamento di due materie a scelta. Dopo una breve analisi delle opzioni questa mi è sembrata la migliore, e ho scelto storia e inglese come materie di studio. Il mio programma prevede anche un periodo di pratica all’anno, così ho avuto molte occasioni per decidere se insegnare è effettivamente quello che voglio fare e…. beh, sono ancora qui, no?

 

  1. Quali sono i requisiti di ammissione richiesti agli studenti stranieri che vogliono studiare in Norvegia? (Lingua, background, sostentamento, borse di studio ecc…)

Le regole sono abbastanza semplici. Ogni programma di studi richiede una “abilitazione generale”, uguale per tutti, e un limite minimo di punti di entrata che varia da programma a programma. Gli studenti stranieri, parliamo di cittadini europei, devono semplicemente presentare il loro diploma di maturità e il “samordnet opptak”, cioè l’istituzione che si occupa delle ammissioni, calcola la somma punti per loro. Di solito se si ha un buon voto di uscita da un liceo non ci dovrebbero essere problemi. Quanto all’abilitazione generale, in aggiunta al diploma, richiede di dimostrare di avere un B2 di lingua inglese e un B2 di lingua norvegese. Il primo può essere dimostrato con un FIRST o uno IELTS test, mentre il secondo rende necessario dare l’esame chiamato “Bergenstesten” qui in Norvegia. É un livello alto di lingua norvegese, nonostante gli undici mesi di scambio ho frequentato un corso intensivo di due mesi a Oslo prima di dare l’esame. Le tasse universitarie sono irrisorie, ammontano a circa 1000 corone all’anno, ma vivere in Norvegia è molto, molto costoso, e di più se si sceglie la capitale. Lo stato norvegese dà delle borse di studio agli studenti, ma gli stranieri devono aver studiato 3 anni consecutivi in Norvegia prima di poter fare domanda. Io stessa potrò iniziare a fare domanda solo il prossimo semestre.

 

  1. Lezioni, esami e rapporti con i tuoi compagni. In che lingua si svolge la tua vita universitaria?

La Norvegia è un paese piccolo, e abituato a non essere molto considerato dal mondo. Semplicemente, mentre accettano l’idea di turisti e gente di passaggio, non si aspettano che nessuno possa voler venire qui per restare. Quasi tutti i corsi universitari non legati ad Erasmus e Master internazionali sono in norvegese. Lezioni, esami, tutto il pacchetto. E molto di più nella parte umanistica che in quella scientifica, ovviamente. I libri possono essere in norvegese, inglese o persino svedese, ma man mano che si va avanti negli studi sono sempre più in inglese. I norvegesi stessi sono simili agli italiani della mia generazione: sanno l’inglese bene avendolo imparato a scuola, ma difficilmente lo preferiscono alla loro lingua natia, a meno che non stiano facendo uno sforzo per essere gentili. In generale, fra di loro parlano in norvegese, e se non lo si capisce si è tagliati fuori dalla vita sociale. Gli amici sono in genere quelli che uno si fa fra i colleghi di corso il primo anno: se non ci si butta subito le barriere dei gruppi sociali diventano poi molto rigide col tempo, ed è uno dei motivi per cui gli Erasmus a volte hanno difficoltà ad inserirsi. In ogni caso, se si ha passato il Bergenstesten si ha un livello di lingua più che sufficiente per integrarsi senza problemi.

 

  1. Come funzionano gli esami (scritti, orali, tipo di domande…) e com’è l’insegnante tipo da queste parti?

Gli esami sono, almeno nella mia esperienza, quasi unicamente scritti. Va ricordato che io frequento unicamente la parte umanistica dell’università; corsi come medicina o architettura hanno modalità a volte molto diverse. Per noi l’anno si divide in due semestri, il primo da agosto a dicembre, il secondo da gennaio a giugno. Gli esami si tengono durante un unico periodo alla fine del semestre. Le date sono fisse per gli scritti, o se si tratta di orali la data e ora viene decisa dalla facoltà e comunicata allo studente un paio di settimane prima. Non si può ripetere un esame nel corso dello stesso periodo. Se si fallisce, o si ottiene un voto non soddisfacente, bisogna aspettare il semestre successivo per ridare l’esame. L’esame scritto stesso può avere forme diverse, tipo domande aperte o chiuse, ma nelle scienze umanistiche è nel 99% dei casi un testo argomentativo, a scelta fra due titoli proposti. La scala va da A a F, dove F rappresenta un fallimento. Si è automaticamente iscritti all’esame se si è iscritti online al corso entro un certo termine ad inizio semestre, ma bisogna “guadagnarsi” l’accesso all’esame completando un esercizio a metà semestre, che può essere una presentazione orale, un testo argomentativo, un progetto o altro. La frequenza alle lezioni di solito non è obbligatoria. Il voto dell’esame viene pubblicato online dopo 3 settimane, e si può chiedere formalmente una giustificazione del vot. L’esame scritto viene identificato solo con un codice candidato: il professore che corregge non può e non deve sapere a chi appartiene l’esame che sta correggendo. Questo per ragioni di imparzialità, ovviamente; il rapporto con i professori è incredibilmente intimo, per gli standard italiani. Si da del “tu” a tutti (in norvegese il “lei” non esiste) e si chiama tutti per nome. I titoli, questi sconosciuti. Così per me salutare il mio professore non è “salve, Professor Hatlen” ma “ciao Jan Frode”! Ci si tratta da eguali, con rispetto e distacco, sia fra professori che fra studenti. Siamo tutti colleghi, in un certo senso.

 

  1. I costi: affitto, libri, tasse universitarie. Quanto costa vivere da studente straniero in Norvegia?

Come già detto, la Norvegia è un paese costoso. I terzo più costoso al mondo, pare, dopo Australia e Giappone…. in ogni caso, non è un problema se si guadagna uno stipendio norvegese. Purtroppo trovare lavoro non è affatto facile tanto meno in una città piena di studenti nella stessa situazione. Gli affitti variano da città a città . Qui a Trondheim una camera in collettivo può costare dalle 3500 alle 5000 corone, per le cosiddette “studentby” (studentati) bisogna fare domanda molto presto, e avere molta fortuna. Gli studenti del primo anno sono prioritati in lista d’attesa, vale la pena tentare ma bisogna essere preparati ad affrontare anche il mondo del privato. Le tasse, come già detto, sono irrisorie, ma i libri costano un occhio della testa: 300-400 corone a libro. Esistono sistemi per la compravendita di libri usati, come ibok.no, che funzionano bene a fanno risparmiare di solito la metà del prezzo di copertina. Come alle superiori, insomma. I professori non vendono mai le loro pubblicazioni, quindi si può stare sicuri che se un libro è richiesto bisogna comprarlo. In definitiva, per i primi tre anni sopravvivere è una spesa non da poco, quindi bisogna considerare di lavorare prima e durante, o farsi dare una mano dalla famiglia in italia. Alla fine non è molto più costoso che se ci si facesse mantenere come studenti fuori sede, ma è un investimento.

 

  1. Trondheim ospita una delle maggiori università norvegesi, l’NTNU. Come ti trovi in questa città?

Trondheim è bellissima! Oslo è grande e comoda ma dispersiva e tendente alla solitudine, lo dice una che ci ha vissuto. Trondheim è una città incentrata sugli universitari. Non solo ci sono molti sconti e in generale ci si aspetta che metà della popolazione sia composta di studenti, ma c’è una comunità molto attiva di studenti. Abbiamo anche un edificio tutto nostro, “Studentersamfundet”, con locali, pub, disco e un teatro! Abbiamo campus dappertutto, i più importanti sono Gløshaugen, il capus scientifico che domina la città, Dragvoll, il campus umanistico all’estremità est nel verde del bosco, e Øya, sul fiume vicino all’ospedale S.Olav. Trondheim è una città verde, sul mare ma protetta dal fiordo, una delle più antiche di Norvegia, la prima capitale del paese e quella dove ancora oggi si incoronano i re, nella meravigliosa cattedrale di Nidarosdomen. Io sono di parte, dal momento che non sono davvero un animale da città, ma Trondheim è il giusto compromesso fra città e campagna.

 

  1. Quali sono le abitudini norvegesi che hai adottato più facilmente e quali sono, invece, le “stranezze” che ti hanno colpita di più?

Oh cielo. Sono passati troppi anni, oramai sono abituata a tutto…. Devo dire che come piemontese, “montagnina” e in generale me stessa, molti dei tratti tipici norvegesi non li ho solo adottati, ma sono sempre stati anche miei e li condivido. Tipo non sedersi affianco a nessuno sul bus. O essere messa estremamente a disagio dal contatto fisico. O frequentare solo gente che conosco già, o parlare solo con persone con cui ho una scusa per parlare (colleghi/costudenti/invitati/partecipanti/bloccati su di un treno nel mezzo di una bufera di neve per dieci ore). Non nego che ogni tanto se ne escono con delle cose che stupiscono persino me, ma di solito il fastidio è passeggero, e me le dimentico in fretta. Trovo abbastanza positivo il loro atteggiamento “zitto e nuota” e non lamentarti mai che tanto non serve, ma da buona italiana esistono delle situazioni dove il nervoso deve essere sfogato in qualche maniera, e lamentarsi è l’unica che non fa male a nessuno. Sono in generale un popolo estremamente gentile, altruista, idealista, pronto ad aiutare, solidale, leale e ottimista, ma sono anche estremamente riservati, amanti della privacy all’estremo, hanno un pessimo e decisamente insalubre rapporto con l’alcool, sono un po’ troppo ingenui per il loro bene (è una caratteristica che mi fa venire voglia di scuoterli e baciarli allo stesso tempo) e seguono le regole così a puntino da farti diventare matto di tanto in tanto. Avviso ai naviganti: state il più lontano possibile dalla loro burocrazia. Pensavate che quella italiana fosse un incubo? Cambierete idea.

 

  1. Consiglieresti la tua scelta ad altri studenti italiani? Quali sono, a tuo parere, i requisiti per affrontare le difficoltà e vivere al meglio un’esperienza come la tua?

Ad essere del tutto sincera, non lo so. Io direi: fate quello che avete voglia di fare. L’economia, la famiglia, i soldi, il futuro, i fidanzati, tutte cose da tenere sicuramente in considerazione, ma alla fine della fiera sapete chi deve convivere con le vostre scelte per sempre? Solo ed esclusivamente voi. Nel caso specifico in cui vogliate andare a studiare/vivere/lavorare all’estero, è la mia personale opinione che sia meglio iniziare l’università direttamente all’estero. Tre anni in un’università italiana vi danno tempo di procrastinare, ma rischiate di pagare caro quel tempo, perchè entrare in un ambiente da studenti di magistrale non è la stessa cosa, e se avete studiato in italiano avete un importante svantaggio rispetto a tutti gli altri. Decidete subito se volete lasciare l’Italia, o piuttosto prendetevi un anno sabbatico lavorativo per considerare il tutto. A me personalmente lavorare un anno ha fatto molto bene. Qui al nord potete fare l’au pair o aiutare in una fattoria, cose così, guadagnate e vi fate un’idea di com’è il mondo in un altro paese, magari fate un corso di lingua, e poi decidete. Non bisogna essere coraggiosi o determinati o intelligenti o null’altro, bisogna solo volerlo abbastanza.

 

  1. La vita dopo la laurea da queste parti: l’università ha un ruolo nell’orientamento al mondo del lavoro? E tu, dove ti immagini una volta laureata?

Il mio corso di studi è specificatamente costruito e pensato per sfornare insegnanti già qualificati per il mondo del lavoro. Quindi sì, l’università punta molto sui corsi orientati al mondo lavorativo, e sempre di più in questi ultimi anni. Ci sono programmi di studio di psicologia professionale dove si è pronti per il lavoro dopo 5 anni. Ci sono programmi integrati di 5 anni per fare l’ingegnere in praticamente qualunque campo. In genere tutti i programmi di studio “professionali” garantiscono l’impiego dopo la laurea, ma il mondo del lavoro è anche molto mobile, quindi dopo la prima esperienza è facile cambiare lavoro. Tutti lo fanno ogni tot, dieci anni o giù di lì. É facile quando si ha la ragionevole certezza di trovare un nuovo lavoro dopo aver lasciato il vecchio. Io personalmente non ho ancora deciso se cercare lavoro immediatamente dopo gli studi o meno. La necessità detterebbe di fare domanda immediata, ma ci sono anche cose che voglio fare, posti che voglio vedere. Temo che entrare nel mondo del lavoro finisca col significare sistemarsi, sposarsi, fare figli, e addio a tutto il resto. In ogni caso, che sia l’anno dopo o tre anni dopo, il progetto è quello: tornare in Norvegia, sistemarsi, e restare qui. Posso immaginarmi di viaggiare, ma mai di lasciare questo paese per sempre. Anche se amo ancora molto la Valsusa, “casa” per me è qui in Norvegia.

5 commenti su “Come (e perchè) studiare in Norvegia

  1. albertocassone
    giugno 14, 2016

    Un ottimo articolo, veramente completo, grazie 🙂 Facendo un confronto con la mia esperienza in Danimarca, anch’io ho avuto la stessa impressione a proposito della loro ingenuità. Credo anche che persone come me o Francesca si siano sentite immediatamente a casa propria in Scandinavia per ragioni misteriose, forse legate ad antiche ascendenze nordiche.

  2. Antonella
    luglio 27, 2016

    Ciao, ho letto molti articoli sul tuo blog e sono ricchi di informazioni. Sto pensando di venire in Norvegia per studiare psicologia, ma non parlo della Master degree in inglese bensí della bachelor degree in norvegese, per cui occorrono almeno due anni di corsi di lingua locale per accedervi(requisiti di crediti a parte). Sto cercando delle informazioni pratiche a riguardo: potresti aiutarmi dato che dalle segreterie dell’ università ricevo solo link e parlare con un norvegese nemmeno a pensarlo vista la poca disponobilità dei ragazzi sul web ?
    Mi servirebbe sapere un pò di cose sul burocratico e mi chiedevo se posso parlare con qualcuno del settore nel caso tu lo conosca. Grazie

    • Camilla Bonetti
      luglio 28, 2016

      Ciao Antonella, purtroppo non dispongo di contatti diretti all’università di Oslo. Ho ospitato la testimonianza di Francesca proprio per colmare un ambito di cui conosco poco, dal momento che mi sono trasferita dopo gli studi. Non posso che consigliarti i forum di studenti stranieri sui social o i gruppi di italiani su FB. Ho contattato Francesca e Giuseppe, l’altro italiano che ha raccontato la sua esperienza all’università norvegese, attraverso la pagina Italiani a Trondheim; sono stati tutti molto gentili e disponibili nel fornirmi informazioni. Potrebbe essere un canale da sperimentare! Lykke til 🙂

  3. Antonella
    luglio 27, 2016

    Ciao avrei bisogno di sapere se conosci qualcuno della facoltà di psicologia all università di Oslo con cui poter parlare. Grazie

  4. Larissa
    agosto 1, 2016

    Scusatemi potrei studiare 2 facoltà contemporaneamente

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