Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Una Top Ten Norvegiana…Olimpica!

La Norvegia ospita moltissimi festival ed eventi, organizzati con l’aiuto di volontari provenienti da tutto il mondo. Simone è un giornalista sportivo di Genova che ha deciso di raccontare sotto forma di “top ten norvegiana”la sua bellissima esperienza come volontario ai  Giochi Olimpici Invernali dei Giovani di Lillehammer.  La sua classifica racchiude aspetti divertenti e curiosi che sfuggono ai turisti, poco immersi nella realtà norvegese, ma anche a chi vive da lungo tempo nel paese e lo guarda con gli occhi dell’abitudine.

 

Ciao, sono Simone, genovese e giornalista sportivo. Un anno fa cercavo un’esperienza che potesse farmi crescere nel lavoro e mi arricchisse… lo spirito. Ho trovato Lillehammer 2016, la seconda edizione dei giochi olimpici invernali dei giovani, che si è tenuta nel mese di febbraio. La testata per cui lavoro non avrebbe seguito l’evento, l’organizzazione norvegese cercava volontari, e così mi sono offerto. Ero già stato in Norvegia, ma da mero turista e per meno di 72 ore, tra Oslo e Kristiansand. Praticamente non avevo visto nulla e conosciuto nessun norvegese!

Reclutato nel team “media host”, sono stato circa tre settimane a Lillehammer. Ho lavorato con i norvegesi e per i norvegesi, ma non solo. Ovviamente, come in ogni evento olimpico, l’atmosfera era particolare e aperta a chiunque da ogni parte del mondo. Quello che mi ha veramente entusiasmato è stata l’accoglienza dei locali, e lo spirito con cui abbiamo affrontato un evento tanto bello quanto intenso, sotto il profilo dell’organizzazione.

A ripensarci, è facilissimo stilare la mia top ten norvegiana, le dieci cose che mi sono rimaste nel cuore e nella mente di quelle tre settimane.

10) Il caffè è norvegese. Un italiano in Norvegia che beve il “loro” caffè. Assolutamente sì! Primo, perché l’espresso è un piacere a cui sono fin troppo abituato. Secondo, perché la qualità del caffè bevuto in Norvegia non è così pessimo, anzi, talvolta l’aroma era migliore di quello offerto in certi bar nostrani. E così, tre settimane di filtri e correzioni con la panna, ma con tanto gusto.

9) Luci accese, anche di giorno. Non importa l’orario. In casa, tanti lasciano accese le luci, ed era già fine febbraio quando sono andato via, quindi senza la scusa del perenne buio invernale. Non saprei dire se spreconi o fortunati, so che in casa di norvegesi mi sono sempre sentito a mio agio. Soprattutto perché non pagavo la bolletta!

8) Madcon, Aurora, Sondre Justad e tutti gli altri. Leggevo i nomi e mi chiedevo “chi sono?”. Cantanti, artisti norvegesi che laggiù hanno una popolarità grandissima. Li ho scoperti allo “Sjoggfest”, la manifestazione musicale parallela ai giochi. Musica norvegese, ma assolutamente godibile, e per certi versi più moderna di quella che sentiamo nello stivale. Li ascolto ancora!

7) Panini per allergici. Ho alcune allergie alimentari, e mangiare ogni giorno tre pasti lontani da casa può essere un problema. Eppure, la disponibilità ad aiutarmi, a mettere da parte qualcosa di “safe” era totale. Scorpacciate di panini prosciutto, mozzarella e pesto (che per un genovese è quasi una presa in giro, ma va bene così). Ho scoperto invece di non avere alcuna allergia al formaggio geitost… per fortuna!

6) Scivola, scivola. Ovviamente, giochi del ghiaccio e della neve, ghiaccio e neve ovunque. Per fortuna ero attrezzato, per il freddo e per camminare. Una sola scivolata in tre settimane, alla fine mi sono sentito un campione. In verità, ho mantenuto sempre movenze da C3PO con continuo rischio di bagnare le natiche. Insomma, bravo ma non troppo!

5) “Sei su Snapchat?” Domanda che mi coglieva impreparato. Cos’era Snapchat lo ignoravo totalmente, ancora di più come funzionasse. Così me lo sono fatto spiegare da una ragazza norvegese. Un’applicazione social che ti fa spedire foto e filmati, ma che non lascia tracce dietro di sé. Avevo curiosità di provarlo, dato che era uno dei canali ufficiali della manifestazione. E poi non volevo mica restare indietro…

4) “Cos’è Whatsapp?” Ebbene sì, molti mi hanno fatto questa domanda, alla mia proposta di scriverci attraverso l’applicazione con l’icona verde. Non ho approfondito molto la questione, ho solo capito che diamo per scontate troppe cose. Come le applicazioni sul nostro telefono, ad esempio.

3) Caramelle e merendine. Lo so, faccio la figura del bambino troppo cresciuto. Ma dovunque trovavo norvegesi pronti ad offrire almeno una caramellina Lakerol all’eucalipto. Per non parlare dei chili di merendine Lefsegodt alla cannella che ho divorato… Totalmente addicted!

2) Il sorriso di Mr. President. sto parlando del signor Oyvind, il responsabile della struttura dove ho dormito, assieme ad altri 199 volontari. La sua missione, far filare tutto liscio, era quanto meno difficile. Eppure, Oyvind non ha mai smesso di sorridere e ascoltare le richieste di tutti. Per tre settimane. Meno male che la Norvegia è una monarchia, uno del genere vincerebbe le presidenziali.

1)Grazie per aver riciclato”. Questa è bellissima. Per me era una cosa normale, anzi, doverosa. Chi mi vedeva fare la raccolta differenziata (Dio solo sa quanti quintali di rifiuti si producono ogni giorno in un grande evento…) rimaneva stupito, forse per il mio passaporto, o proprio per la situazione attorno. Ma era un “green event”, no? E allora, ricicliamo! E ad ogni bottiglia salvata, un grazie da chi mi vedeva. Persino esagerati, ma che bello sentirli!

Capisco che l’evento olimpico possa aver reso più acuti (o più morbidi) certi tratti del carattere dei norvegesi. L’impressione generale era quella di persone cordiali, seppure sotto stress con gli occhi di una buona fetta del mondo addosso. Soprattutto, per loro era importante fare bella figura, in questi Winter YOG, per dimostrare la propria affidabilità in vista dei giochi veri, quelli del 2026 che la Norvegia vorrebbe ospitare di nuovo, dopo l’edizione del 1994, sempre a Lillehammer.

Quindi, dopo tanti ringraziamenti ricevuti, sono io che li vorrei ringraziare. E penso che tornerò a trovarli, appena possibile. Tusen takk!”.

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“Sono quello con la maglia nera”, specifica Simone, sorridente con la mascotte  dei Giochi.

3 commenti su “Una Top Ten Norvegiana…Olimpica!

  1. albertocassone
    maggio 17, 2016

    Gentile Camilla,
    le scrivo dopo essere stato presente all’incontro di ieri in biblioteca. Ho scritto “presente” ma avrei dovuto aggiungere un prefisso, “semi-…”, poiché dovendo prendere un treno alle 6.30 e non volendo maleducatamente alzarmi e andarmene durante l’incontro, ho deciso di origliare da dietro la porta. Così ho ascoltato per una mezz’ora o giù di lì, dopo di che sono andato a prendere il treno – una volta a casa, ho guardato il (e mi sono iscritto al) blog “norvegiani”.
    Anche a causa della mia esperienza di un anno in Danimarca (con diversi blog: anch’io ho cominciato con osservazioni personali per amici per poi muovermi verso qualcosa di più ampio. Un blog relativo alla mia attività didattica ad Aalborg è su wordpress: https://albertocassone.wordpress.com/ , come anche un articolo sulla differenza tra sistemi scolastici ed educativi in Danimarca e Italia: https://danimarcavsitalia.wordpress.com/) e a causa della mia attività di “scrittore” (con cassetto e muffa, tranne un articolo specialistico di didattica della letteratura inglese pubblicato su una rivista cartacea) ho trovato la sua presentazione molto interessante. Anch’io sono riuscito a ottenere un (molto piccolo) successo con un sito web (un migliaio di iscritti: http://www.italianalingua.it), ma nel mio caso tornando alla cultura italiana: infatti il risultato del periodo danese è stato quello di farmi ricercare una più profonda conoscenza della mia identità culturale. Mi sono quindi dedicato allo studio e all’insegnamento della lingua e della cultura italiana.
    Mi piacerebbe poter parlare con lei, anche solo per uno scambio di idee o per una chiacchierata rievocativa di ricordi scandinavi.
    A presto, buona giornata
    Alberto Cassone

    • Camilla Bonetti
      maggio 17, 2016

      Buongiorno Alberto, Ti ringrazio per aver fatto copia e incolla della mail che avevo letto e a cui non avevo ancora trovato il tempo di rispondere. Sono contenta che tu abbia apprezzato l’incontro: potevi entrare, però! Confesso che ho intravisto una persona seduta fuori dalla sala, ma credevo fosse lì per altri motivi e non volevo costringere nessuno a presenziare. Mi fa piacere leggere le tue esperienze danesi e vedere come ognuno di noi colgagli stimoli e li rielabori secondo il proprio percorso. Spero di trovare il tempo per un incontro, magari rimandato a settembre: quest’ estate si prospetta molto intensa e ricca di spostamenti!

  2. albertocassone
    maggio 17, 2016

    Con “ieri” intendevo l’11 maggio.

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