Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

LA NORVEGIA MI HA ROVINATA!

La Norvegia mi ha rovinata. È vero, ciascuno di noi ha una diversa percezione delle influenze esterne: ci sono quelli che possono vivere per sessant’anni lontano dalla propria città e conservare accento e abitudini come se si fossero mossi mezz’ora prima, e ci sono le spugnette, quelli che dopo due giorni già parlano, pensano e vivono come se quel mondo fosse stato il loro da sempre. Entrambe le situazioni presentano pro e contro: i muri blindati, prima categoria, hanno un’identità forte ma si perdono i lati positivi della nuova realtà, le spugnette tendono ad assorbire tutto senza filtrare buono e cattivo: il passato si cancella, il nuovo mondo è il paradiso. In Norvegia ho conosciuto muri blindati, italiani che si abbuffavano di pasta a pranzo e a cena lamentandosi SEMPRE del nuovo paese, e spugnette, connazionali che arrivavano a recriminare la supremazia scandinava in ogni ambito esistenziale. Io mi sono sempre sentita una fiera via di mezzo. Ho cercato di osservare, filtrare, criticare la realtà norvegese, riscontrandone aspetti positivi e negativi. Ma sono umana e, se in certi aspetti esistenziali ho mantenuto un muro di italianità, devo ammettere che ho assorbito alcune caratteristiche norvegesi. Il problema è, ho scoperto, che sono una spugnetta poco elastica, una volta intrisa di novità, è difficile eliminarle. Gli anni norvegesi mi hanno cambiata. Seppure l’identità base rimanga quella originale, ci sono una serie di atteggiamenti norvegesi che rimangono con me anche in Italia. Alcuni si mimetizzano bene, altri, nel contesto italico, sono abbastanza ridicoli.

  • Non esistono brutte giornate, solo vestiti sbagliati: questa frase, ripetuta per mesi nei barnehage tra bambini zuppi per settimane di pioggia, fango e neve, risuona nella mia mente nei giorni di maltempo italico. È vero, qui arrivano le bombe d’acqua, ora evolute a cicloni, ma durano poco. Non riesco più a lamentarmi del tempo. Peccato che le osservazioni meteo siano la base su cui si fondano quasi tutte le conversazioni occasionali in terra italica.

  • Stupore per la natura: in Italia, mi rendo conto, il paesaggio è spesso il meraviglioso sfondo all’ingegno umano. Abbiamo arte, cultura e architettura. Si visitano le città e i borghi per ammirarne gli edifici, le statue, i quadri. Io sono quella nell’angolo di questo quadro idilliaco, intenta a fissare rapita i colori autunnali dell’ippocastano e a cercare di capire se quella sul ramo è una gazza.Takk, Norge!

  • Abbinamenti alimentari: in Italia si mangia bene. Su questo siamo tutti d’accordo. Quando si torna dalla Norvegia ci si accorge di quanto annacquati e sbiaditi fossero sapori e colori del cibo. Detto questo, è rimasta in me la percezione del cibo come nutrimento, qualcosa a cui ricorrere in tempi brevi per ripristinare le funzioni vitali. Mi piace andare al ristorante, mi piace cucinare qualcosa di buono, ma quando sono da sola e ho poco tempo, ricorro volentieri a brødskiver e pålegg. Ammetto con un po’ di vergogna che a frigo vuoto sono arrivata a mangiare pane, burro e banana, con una spolverata di cannella.

  • Esclamazioni e frasi: l’italiano è una lingua musicale, ricca di sinonimi e strutture grammaticali meravigliose. Non potrei mai pensare di scrivere in un’altra lingua. Nel parlato, però, a volte il dono della sintesi è davvero utile. Il norvegese, lingua dalla grammatica primitiva, regala espressioni brevi ma efficaci, da pronunciare a denti stretti. Quando devo pianificare la mia giornata, ricordare codici numerici e imprecare, spesso ricorro al norvegese.

  • Du klarer sjølv: in una parola arrangiati. La Norvegia mi ha insegnato, più di quanto avessero già fatto le spartane componenti femminili della mia famiglia, a contare sulle mie forze e ad avere fiducia in queste. Ce la fai, non vuole dire solo “non disturbare gli altri con i tuoi problemi”, ma anche “credi in te stesso, datti una possibilità”.

Questi sono cinque aspetti norvegesi che rimarranno con me per sempre, insieme alla nostalgia per il profumo dell’aria, misto di oceano e pineta di montagna, per la luce, sia quella intensa dell’estate che quella fioca dell’inverno, e per il silenzio. La Norvegia mi ha rovinata, ma non del tutto: resta l’amore infinito per la mia patria, per ciò che è stata nei secoli e per ciò che so che potrebbe essere, grazie all’inventiva, alla creatività e all’ottimismo degli italiani. E voi, come vi siete norvegianizzati?

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15 commenti su “LA NORVEGIA MI HA ROVINATA!

  1. Five O clock
    ottobre 23, 2015

    Mi ritrovo tantissimo in questo posto… grazie!!
    Devo aggiungere solo una cosa: la Norvegia mi ha insegnato anche ad amare l’autunno

    • biancamilla
      ottobre 23, 2015

      Grazie a te che condividi nel tuo bellissimo blog post interessanti su una delle mie più grandi passioni: il tè! Per quanto riguarda l’autunno, no, continua a non piacermi. Sono una fan della primavera, capricciosa ma luminosa 🙂

  2. Francesco
    ottobre 23, 2015

    Ciao Biancamilla, grazie mille per il bell’ articolo. Anch’io credo di essere una via di mezzo: ho imparato a giocare a innebandy e vado a pesca di sovente come un buon norvegese, mangio un pranzo leggero e poi middag alle 16/17, ma c’è una cosa a cui non rinuncio: pasta e pizza (nn tutti i giorni, ma la pasta per praticità conviene rispetto ad un pinnekjøtt. Solo una domanda: ma sei rientrata in Italia? Forse mi sono perso qualche puntata, ero convinto fossi ritornata in Norvegia per la seconda volta..

    • biancamilla
      ottobre 23, 2015

      Francesco a pasta e pizza non si rinuncia, mai! Ti sei perso qualche puntata ma tranquillo, anche i miei amici faticano a starmi dietro. Sono tornata in Italia da qualche mese, vivo in una terra meravigliosa chiamata Umbria, non so per quanto mi fermerò (come sempre). Sto seguendo un po’ di progetti di scrittura, uno è il crowdfunding su bookabook per la pubblicazione del mio primo libro, gli altri sono scaramanticamente ancora segreti. Tornerò in Norvegia? Sì, per fare capodanno al buio e, spero, vedere le aurore boreali!

  3. Michele
    ottobre 23, 2015

    In effetti vedere il volto irritato della gente quando non partecipi alle loro proteste contro la dittatura metereologica di Madre Natura, non ha prezzo!
    Io non credo di avere assorbito molto degli stili di vita scandinavi, però è anche vero che tutti mi dicevano che caffè a parte, il mio stile di vita non era molto diverso da quello norvegese.

  4. beabf72
    ottobre 24, 2015

    Ciao! La mia permanenza in Norvegia e agli sgoccioli…non mi piace fare bilanci perché preferisco che esca tutto, emozioni e pensieri, piano piano. Confermo però di aver imparato a stare all’aria aperta anche con il maltempo e con il buio e a gustare ciò che una corsa lungo il lago in una sera di dicembre possa offrire. Ho imparato ad apprezzare il mare del nord per le spiagge che offre e le passeggiate scosse dal vento. Essere autonomi e una cosa che qui viene insegnata fin da piccoli, è vero…mi piace anche se a volte mi sembra un piccolo muro ai rapporti umani…così impegnati a farcela da soli che, forse, si tende a perdere il proporre aiuto e il farsi aiutare… Però mi piace vedere tutte le mattine i piccoli norvegesi che vanno al barnehage con i loro monopattini!
    Riflettevo anche io su paesaggi dominati dalla natura o da opere dell’ingegno umano: mi piacciono entrambe! Mi piace cucinare ma anche la pragmatica fetta di pane norvegese la considero un ottimo paspartout! Saper apprezzare le diversità e sapersi adattare a vivere in Paesi diversi e una grande dote, secondo me! Buona vita

  5. Suom(I)taly Stories
    ottobre 24, 2015

    Anche io mi ritrovo, sebbene in misura diversa e in un altro paese, nelle osservazioni e nei 5 aspetti esposti nell’articolo. 🙂
    Di molti tipi di uccelli, piante e fiori conosco solo i nomi finlandesi 🙂

  6. daniele bitocchi
    ottobre 24, 2015

    Congratulazioni!! Scrivi proprio bene. E’ sempre un piacere leggerti

    In Bocca al Lupo
    D

    Inviato da iPhone

    >

  7. Kristian Bjørnsen
    novembre 13, 2015

    “Il norvegese, lingua dalla grammatica primitiva”… Ehhh, sei sicura, Cami? 🙂

    • biancamilla
      novembre 16, 2015

      Nei, beklager! Mi sono espressa male. La grammatica NON è semplice. Quello che volevo dire è che molto spesso in norvegese bastano poche parole per dire cose che in italiano richiedono mezza pagina! Su questo concorda, professore? 🙂

  8. Viaggiando con Bea
    novembre 26, 2015

    E’ un paese che vorrei tanto esplorare. Sono stata solo per una manciata di giorni a Stavanger e ciò che mi ha colpito è queste giornate lunghissime ed il rispetto che gli automobilisti hanno per i pedoni. Qui devi prestare molta attenzione prima di avventurarti sulle strisce pedonali. Bellissimo posto e bellissimo post. Ciaoo

  9. Elli
    gennaio 15, 2016

    Bellissima nazione, forse perché la ricordo in un viaggio di tanti anni fa, quando da giovane, con due amiche abbiamo fatto da Oslo a Tromso ed a Capo Nord con lo zaino in spalla, tra treni che sfilavano in boschi immensi ed un fiordo dall’altra parte e poi battelli postali ed ostelli e pane e burro e salmone… E mi ricordo un’aringa per colazione, anche! Anche a me aveva colpito la potenza della natura!

  10. szandri
    maggio 3, 2016

    La Norvegia – per il breve periodo in cui ci ho vissuto – mi ha insegnato ad apprezzare il ritmo della natura. C’è da dire che vivevo in un paesello di scarse 300 anime però :).

    • Camilla Bonetti
      maggio 9, 2016

      Posso chiederti cosa ci facevi lassù in quel paesello?

      • szandri
        maggio 9, 2016

        Certo, ci lavoravo :). Portavo gente a spasso tra formaggio caramellato, renne, piramidi di pietre e cascate a forma di bottiglia!

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Questa voce è stata pubblicata il ottobre 23, 2015 da in Prime impressioni norvegiane con tag , , , , , , .

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