Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Norvegesismi: I magnifici dieci.

In tutte le lingue del mondo esistono espressioni che tradotte letteralmente non hanno alcun senso e parole per cui la traduzione non esiste proprio. Come si potrebbe tradurre letteralmente la parola “sfigato” o l’espressione “Ogni due per tre”, così comuni per gli italiani ?

Qualche tempo fa ho trovato questa lista delle dieci espressioni norvegesi più enigmatiche per gli stranieri e ho deciso di prendere spunto e riadattarla per i norvegiani.

  1. Skjerp deg: il verbo skjerp si traduce con “affinare, acuire” e si usa per indicare, ad esempio, l’atto di temperare la matita. Questa espressione si può tradurre con “mettiti in riga, dacci un taglio”. Lo dicono gli insegnanti agli studenti distratti, i genitori ai figli che hanno fatto qualcosa di stupido, i poliziotti al delinquente che racconta storie poco credibili.

  2. Kos(elig): un tratto in comune delle lingue scandinave è l’esistenza di un termine che descrive la sensazione di calore e soddisfazione personale che si sprigiona dalla condivisione dei semplici piaceri della vita con le persone giuste. I danesi dicono hygge, gli svedesi mys e i norvegesi kos. In italiano potremmo usare coccolarsi, ma il significato qui è molto più ampio. Ci si coccola bevendo una cioccolata calda mentre fuori nevica, è una coccola un giro di shopping con gli amici, una bella passeggiata, dormire fino a tardi. Kos è soggettivo, è tutto ciò che procura gioia e scalda il cuore. L’espressione norvegese “kos deg masse”, equivale all’italiano divertiti-stai bene, ma letteralmente augura a qualcuno di coccolarsi moltissimo. Che teneroni!

  3. Glad i deg: a differenza degli inglesi, per cui la parola “love” rappresenta l’amore per il compagno di una vita, così come per il gelato alla fragola, i film in bianco e nero e la maglia preferita, i norvegesi hanno due espressioni. Come noi italiani distinguiamo “Ti voglio bene” da “ti amo”, loro hanno “glad i deg” e “elsker”. Glad i deg sarebbe traducibile letteralmente con “contento in te” e si utilizza per indicare il sentimento che lega agli amici più intimi, le persone care a cui noi italiani vogliamo bene. Elsker indica invece l’amore romantico per il partner, dopo un ragionato periodo di tempo: meglio tenersi sul vago “glad i deg” per i primi tempi, onde scatenare crisi di panico. In famiglia si usa “glad i deg”, salvo casi in cui un parente faccia qualcosa di tanto speciale da meritare “elsker”.

  4. Takk for sist: letteralmente “grazie per l’ultima volta”. Ha una connotazione temporale molto vaga, simile all’uso dell’espressione “l’altro ieri” in alcune zone di Italia. Così come per me l’altro ieri è qualunque giorno negli ultimi due mesi, i norvegesi ringraziano per l’ultima volta che è successo qualcosa di specifico con l’interlocutore, ignorando tutti gli eventi intermedi in cui magari anche il soggetto era coinvolto. Se incrociano il compagno di liceo con cui hanno fatto una festa epica venti anni fa, possono ancora dire “takk for sist”.

  5. Marka: se vi capitasse di osservare lo sguardo sognante dei norvegesi costretti in ufficio nelle giornate invernali in cui il sole splende e si riflette nella neve sappiate che, chi non sta immaginando le spiagge thailandesi o le Canarie, sta pensando al Marka. Questo termine indica qualunque area boschiva collocata in prossimità dei centri abitati, che permetta qualche ora di sci in solitudine immersi nella natura. Il centro di Oslo è collegato al Marka con bus e metropolitana. Grandi parcheggi permettono di lasciare l’auto in prossimità dei sentieri e addentrarsi nei boschi per sciare, pedalare, camminare e campeggiare. Il Marka è la fuga possibile.

  6. Faen: l’imprecazione preferita dai norvegesi, traducibile letteralmente con “al diavolo” e usata in tutti i contesti. Faen è un jolly grammaticale, si può giocare, secondo la causa scatenante e il livello di rabbia, come nome, aggettivo o avverbio. Si urla “Faen!” quando il piede nudo incontra uno spigolo, “Fy faen!” per indicare sorpresa, ma anche delusione. “Faenmeg” rafforza, unendo il pronome riflessivo di prima persona, il senso stesso di faen (al diavolo me, tradotto letteralmente). Se qualcosa è andato davvero storto, la sua conclusione si può riassumere con “til faen”. Faen è versatile: può essere insulto, imprecazione e augurio a chi ci fa arrabbiare.

  7. Pålegg: il consumo medio annuo di pane (pro capite) si aggira intorno agli 80 kg. Colazione e pranzo coincidono quasi sempre con fette di pane e qualcosa. Prosciutto, formaggio, cetriolo, marmellata, salame: tutto ciò che si può abbinare al pane è riassunto nel reparto frigo del supermercato su cui troneggia la scritta “pålegg”. Il burro, costituente il collante tra pane e pålegg, non fa parte della categoria e si trova, puro o miscelato con la margarina vegetale, nel reparto latticini. Se i panini italiani sono farciti, ovvero composti da due fette di pane tra cui si insedia il pålegg nostrano, qui la fetta è sempre single. Come si può trasportare il pane e pålegg senza perdere per strada quest’ultimo? Si potrebbe usare il metodo universale della seconda fetta, ma no, qui si usano apposite fette di carta protettiva. Se a parlarvi di pålegg è un poliziotto, in un momento in cui i vostri ricordi si fanno confusi, l’argomento di conversazione non è la prima colazione. Pålegg, tanto per complicare le cose, è in questo caso l’intervento della polizia in caso di ubriachezza molesta.

  8. Tøffelhelt. l’eroe della pantofola, è l’uomo tutto di un pezzo che rispetta i pieno le aspettative della società e della famiglia, tanto coraggioso da bere il caffè senza zucchero, tanto serio da ricordare l’ultima serata al pub avvenuta nello scorso millennio. Lui è il tøffelhelt, da non confondere con il myk mann, il tenerone. Quest’ultimo non ha paura di mostrare le sue emozioni, gioca con i bambini e si fa carico di una parte dei lavori domestici. Il myk mann conserva alcune trasgressioni: ordina il cibo indiano più speziato, stappa una birra davanti al televisore mentre guarda una partita di hockey (dopo aver svuotato la lavastoviglie) e, a volte, supera il limite di velocità di ben tre chilometri orari. Un vero tøffelhelt non osa tanto.

  9. Takk for maten. Se siete invitati a cena, sappiate che non esiste un equivalente norvegese per l’italico “buon appetito”. Se volete conquistare i padroni di casa con la vostra educazione togliete le scarpe, portate un piccolo regalo, arrivate in orario e, a fine pasto, dite le paroline magiche. “Takk for maten” ovvero “grazie per il cibo” è il modo in cui i norvegesi apprezzano lo sforzo culinario del padrone di casa. Non importa quante ore abbia dedicato alla preparazione della cena, scongelandola o cucinandola per ore, grazie per il cibo. I norvegesi all’estero si stupiscono per la reazione entusiastica dei padroni di casa stranieri che, ringraziati per il cibo, credono di aver preparato qualcosa di davvero delizioso.

  10. Russ. Il decimo e ultimo norvegesismo è un termine valido da metà aprile al 17 maggio, festa nazionale norvegese. I Russ sono gli studenti dell’ultimo anno della scuola superiore che, poco prima degli esami finali di giugno, si concedono un mese di festeggiamenti intensi, riconosciuti dalla scuola e diffusi in tutto il paese. Indossano salopette di colori diversi secondo la scuola a cui appartengono (rosso per l’equivalente dei nostri licei, blu per gli istituti economici, nero per le professionali) e si sottopongono a prove “iniziatiche” che provocano le vertigini ai genitori stranieri. La festa è nata all’inizio del novecento, per cui nonni e genitori degli attuali Russ sono passati a loro volta da questo pazzo mese. In questi giorni, i Russ, sono al centro della cronaca norvegese: hanno fatto irruzione nello zoo di Ålesund e rubato alcuni cuccioli di pinguino.

“Davvero, datti una regolata.”

2 commenti su “Norvegesismi: I magnifici dieci.

  1. Massimo
    maggio 16, 2015

    avete provato a tradurre “Faen” con google translator? 🙂

  2. enrico
    luglio 23, 2015

    ehm… non saprei forse a burzum e a breivik qualche “skjerp deg” in gioventù avrebbero fatto bene

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