Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

MITOLOGIA NORRENA: INTRODUZIONE.

Sono molti i Norvegiani che  mi hanno chiesto un post di approfondimento sulla mitologia scandinava. Le Valchirie, il saggio Odino, il possente Thor e l’enigmatico Loki, prima di diventare icone palestrate di alcuni film, sono i protagonisti di un mondo straordinario, da cui hanno attinto a piene mani artisti di ogni epoca: da Wagner a Quorthon, da Robert E. Howard a Tolkien. Questi eroi si muovono all’interno di una cosmologia di straordinaria complessità sorretta da Yggdrasil, il frassino del mondo il cui tronco attraversa tutti i nove mondi esistenti, simbolo sempreverde dell’eterno scorrere della vita attraverso vari livelli dell’esistenza, possente metafora vegetale che unisce il cielo e la terra in un destino ineluttabile. Come direbbe Socrate, tanto per scomodare personaggi di un certo livello, io so di non saperne granché. Ho chiesto quindi aiuto a Francesco, che in passato si era occupato del post sul petrolio. Questa è la prima puntata della sua risposta, una breve digressione riguardo la cornice pagana e le caratteristiche del popolo dei vichinghi, necessaria per capire al meglio la nascita dei miti e delle leggende del Nord.

Prima di iniziare è utile sottolineare che, diversamente dall’Ebraismo, dal Cristianesimo e dall’Islam, la mitologia norrena non è una religione rivelata: queste storie non ci sono state trasmesse direttamente da una entità superiore, ma sono il frutto della mano dell’uomo.

Cosa abbastanza curiosa, queste storie e testimonianze non provengono da scrittori pagani, ma da monaci cristiani che riuscirono a strapparle dall’oblio. Questi miti, che compongono la religione tradizionale dei popoli scandinavi prima della loro cristianizzazione, erano infatti trasmessi oralmente: incidere rune su pietra, legno o metallo, come avveniva tra i vichinghi, difficilmente si conciliava con racconti lunghi e dettagliati come quelli degli eroi pagani. Bisognerà aspettare infatti l’arrivo del Cristianesimo, che insieme alle croci diffuse anche l’arte di scrivere a penna. Esisteva tuttavia una compatta tradizione di leggende e racconti che veniva trasmessa di generazione in generazione dai bardi, che recitavano a memoria lunghi poemi e avventure riguardanti gli dèi.

Il testo fondamentale per la comprensione della mitologia norrena è l’Edda, scritto dall’islandese Snorri Sturluson intorno al 1220. Uomo dotato di molti talenti, Snorri attinge con molta attenzione dalle fonti pagane, riuscendo a preservare il patrimonio religioso del suo popolo e a non alterarlo con la morale cristiana: Snorri descrive infatti le gesta delle divinità nordiche rifiutando l’immagine malvagia e demoniaca con cui apparivano nelle descrizioni di alcuni predicatori cristiani. Anzi, suggerisce perfino che Thor potesse essere un nipote di Priamo, il mitico ultimo re di Troia, collegando così il Nord con il vecchio mondo greco.

Per spiegare la natura della mitologia norrena occorre necessariamente analizzare in breve la storia del paganesimo nell’Europa nord-occidentale.

Durante l’Impero Romano, le varie tribù barbare (soprattutto germaniche) vivevano ai confini dell’Impero, che, nonostante l’ovvia influenza esercitata su di esse, non riuscì a intaccarne sensibilmente il linguaggio e le credenze. Quando l’Impero iniziò a crollare, tra il quarto e il sesto secolo dopo Cristo, le varie tribù iniziarono a conquistare le terre non più sotto il controllo dell’esercito romano.

I vecchi regni furono smembrati e, con il passare degli anni, si assistette alla formazione di grandi potenze, come l’Inghilterra Anglosassone e la Francia Merovingia.

Il Cristianesimo si diffuse velocemente come sangue su un tovagliolo, dal centro verso l’esterno, e la maggior parte dei popoli europei rinnegò i vecchi dèi in favore della religione del Libro.

Il popolo norvegese fu convertito tra il decimo e undicesimo secolo dopo Cristo da due Re, Olaf Tryggvason e Olaf il Santo. Il loro dominio fu caratterizzato da cruente persecuzioni contro i pagani: i loro templi vennero bruciati, i loro idoli distrutti, i seguaci perseguitati e uccisi. Alcuni di questi riuscirono a mettersi in salvo scappando in Islanda, un regno senza re e senza persecuzioni, ma quel fuoco pagano, dopo un’ultima scintilla vitale, si spense pochi anni dopo.

Anche la Danimarca cedette ai missionari, diventando in breve un pilastro della Chiesa.

Gli Svedesi riuscirono per un momento a conservare le loro tradizioni, ma nel 1164 il potere ecclesiastico riuscì a penetrare e a conquistare perfino Uppsala, il maggiore centro pagano svedese, la città che nell’immaginario collettivo costituiva la leggendaria roccaforte di Odino e Freyr.

Prima della diffusione abbastanza capillare del Cristianesimo, tuttavia, il Nord venerò i suoi Dèi per più di mille anni e, al tramonto del paganesimo scandinavo, i Vichinghi provenienti dalla Norvegia e dalla Svezia erano il terrore e il flagello d’Europa. In questo lungo lasso di tempo il paganesimo ebbe modo di plasmarsi e scomporsi in diverse forme e riti, in quanto non esisteva né una fede universale, né testi sacri scritti. Il pantheon scandinavo era infatti influenzato dal paganesimo del Mediterraneo, dell’Est Europa e dalla stessa Chiesa cristiana; i fedeli vivevano una religiosità molto personale e variegata, con forti differenze in base ai luoghi e ai tempi dove questa era vissuta.

Con pantheon nordico si intende quindi un insieme abbastanza omogeneo di culture che, da un periodo databile intorno al terzo millennio prima di Cristo fino all’affermarsi del Cristianesimo, hanno conservato molti tratti comuni, in un vasto territorio che comprende l’Europa Settentrionale, i Balcani, la Germania e la Scandinavia.

E’ interessante notare, infatti, che alcune caratteristiche comuni tra le religioni prima del Libro si riflettono ancora nella nostra vita di tutti i giorni. Tyr il monco, nume tutelare della giusta vittoria in battaglia per i vichinghi, all’epoca della formazione dei nomi della settimana nordica divenne il Dio della guerra, identificato dai Romani con il loro Marte: l’inglese “Tuesday” non è altro che l’equivalente nordico di Martedì, il giorno consacrato al bellicoso Dio Marte. Giovedì, in inglese “Thursday” e in norvegese “Torsdag”, deriva dal Dio delle tempeste Thor: la grande diffusione del suo culto ha portato a tradurre il nome del giorno a lui dedicato come Dies Jovis, attribuendogli così la stessa importanza del nostro Giove. E che dire di Venerdì, in inglese “Friday” e in norvegese “Fredag”, che rimanda alla Dèa della fertilità Frigg, così simile alla “nostra” Venere?

Per cercare di capire la mitologia norrena occorre descrivere brevemente i vichinghi, le cui storie di saccheggi in Francia, Germania, Spagna e Inghilterra riempivano i Cristiani di terrore. I cronisti ecclesiastici dell’epoca, spaventati dalla violenza e dal furore degli uomini del Nord, arrivarono a dipingerli come lo strumento con cui Dio puniva gli uomini, adirato per i loro peccati.

L’immagine che sia ha nell’immaginario collettivo dei “diavoli del Nord” è dovuta però non solamente agli spargimenti di sangue che caratterizzavano le loro incursioni, ma anche all’elevata frequenza con cui avvenivano tali scorrerie. I Vichinghi razziavano molto più frequentemente di altre popolazioni, ma non per “semplice” sete di sangue: vivendo prevalentemente sulle isole e le coste scandinave non avevano molti modi per espandere i loro territori, poveri di risorse e di cibo, per far fronte alla crescita demografica. La razzia quindi aveva un duplice scopo: insediarsi in territori più favorevoli e ottenere risorse altrimenti difficili da reperire in Scandinavia. Inizialmente i Vichinghi ritornavano ai loro insediamenti dopo i saccheggi, ma successivamente iniziarono a fondare ricchi avamposti commerciali nelle aree dove le scorrerie avvenivano con maggiore frequenza, come l’Inghilterra e l’Irlanda. Ad esempio, nel nono secolo i vichinghi norvegesi si insediarono stabilmente in Irlanda, dove fondarono l’attuale Dublino, che da semplice insediamento divenne in breve tempo una città grande e prospera. Il loro dominio in questa zona tuttavia durò pochi anni, poiché vennero cacciati da un’alleanza costituita da Irlandesi e Danesi. Questi ultimi, diversamente dai fratelli svedesi e norvegesi, avevano già iniziato a organizzarsi in un regno vero e proprio per fare fronte compatto contro l’Impero Carolingio, che iniziava a diventare un nemico pericoloso.

La Francia, l’Inghilterra, la Germania, i paesi Baltici e la Spagna ebbero quindi semplicemente la sfortuna di essere i territori più vicini ai vichinghi, diventandone in breve il bersaglio preferito.

Ironicamente, questa predilezione rimane ancora viva ai giorni nostri, come dimostrano le numerose orde di anziani norvegesi che si stabiliscono in Spagna per godersi la pensione.

Tuttavia i vichinghi non possono essere etichettati semplicemente come barbari sanguinari. Riuscivano indubbiamente a essere brutali (così dovevano certamente apparire agli abitanti delle città che avevano la sventura di subire le loro incursioni), ma in realtà, per quanto forgiata in un contesto ostile, la cultura vichinga è molto meno rozza di quanto si pensi. I loro leader erano spesso uomini di cultura e buon senso: amavano l’arte e le storie di eroi e veneravano le loro grandi navi lunghe e le loro spade, sia per la loro bellezza che per la loro utilità in battaglia. Erano anche grandi commercianti, con un acuto spirito di organizzazione: molti di loro costruirono grandi reti commerciali ed erano ritenuti saggi e validi membri delle comunità con cui commerciavano. Avevano coraggio e, nonostante lo spiccato carattere individualista, erano fedeli ai loro capi: si opponevano a ogni tentativo di limitare la propria libertà, ma erano al tempo stesso capaci di grande disciplina. Un uomo, non importa se amico o nemico, che fosse pronto a morire per ciò che riteneva importante era tenuto in grande considerazione, ed era ancora più ammirato se moriva sul campo di battaglia con un sorriso sulle labbra e le mani lorde del sangue dei nemici.

Questi comportamenti si riflettono nei motivi ricorrenti della mitologia nordica, dove è frequente la minaccia delle forze del Male in un contesto dove regna, inevitabilmente, la guerra. La figura dell’eroe nordico è quindi quella di un grande guerriero, capace di sopportare imprese formidabili ma incapace di sfuggire alla morte. Per i vichinghi nulla è eterno, e quando il destino degli Dèi sarà compiuto arriverà la fine di tutte le cose. Gli Dèi nordici, infatti, contrariamente a quelli greci e romani, non sono immortali. Secondo la mitologia norrena, alla fine dei tempi vi sarà una grande battaglia (Ragnarok) in cui la maggior parte degli dei morirà e il mondo verrà distrutto, per poi risorgere dalle sue ceneri.

Ma questo è un altro post.

LEGGI ANCHE: 

MITOLOGIA NORRENA, PARTE PRIMA: LA CREAZIONE.

MITOLOGIA NORRENA, PARTE SECONDA: I NOVE MONDI 

MITOLOGIA NORRENA, PARTE TERZA: GLI DÈI

MITOLOGIA NORRENA, PARTE QUARTA: VALHALLA E HEL

MITOLOGIA NORRENA, CONCLUSIONE: IL RAGNAROK

13976_2101_DKMOB – Per scrivere questo articolo l’autore ha consultato questi libri: “Gods and myths of Northern Europe” di H. R. Ellis Davidson, “Miti e leggende nordiche” di Salvatore Tufano, “An Introduction to Viking Mythology” di John Grant e l’Edda di Snorri Sturluson (tutti abbastanza facilmente reperibili su internet).

3 commenti su “MITOLOGIA NORRENA: INTRODUZIONE.

  1. Marco Zuodar
    aprile 2, 2015

    scusa se insisto biancamilla. ho letto un’intervista dove dicevi che la tua permanenza in norvegia è temporanea? posso chiederti come mai?

    • biancamilla
      aprile 6, 2015

      Ciao Marco. La mia permanenza in Norvegia è temporanea come la vita stessa. La Norvegia mi piace moltissimo, per una parte di me è casa. Ma nel tempo si cambia e mi riservo la possibilità di sperimentare altri posti, altri orizzonti. Vedremo! 🙂

      • Marco Zuodar
        aprile 8, 2015

        ah ok, allora è l’animo inquieto che ti spinge! 😀 (farai e disferai in continuazione…) e quindi è una tua scelta e non, diciamo… una scelta obbligata! 😉

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

Tempo fa…

Enter your email address to follow this blog and receive notifications of new posts by email.

Categorie

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: