Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Tabù: quello che i norsk non dicono.

Per capire davvero un paese serve lo sguardo esterno di chi coglie le curiosità, confronta con la cultura di provenienza e analizza il contesto in cui si trova. Questo punto di vista sarà però sempre limitato e soggettivo: chi è nato e cresciuto in quel luogo ha il vantaggio dell’esperienza diretta, avendo vissuto sulla propria pelle l’evoluzione storica, economica e sociale. Come molti abitanti di Oslo ho approfittato dell’interessante offerta del quotidiano locale, l’Aftenposten, che proponeva una prova gratuita per tre settimane. Aprire la porta ogni mattina e trovare il quotidiano sullo zerbino è per me qualcosa di inusuale e piacevole. Il giornale ha mancato un solo appuntamento, ma si è presentato in tarda serata: sospetto che il vicino non abbia resistito e si sia regalato una bella lettura durante la giornata.

Un articolo di approfondimento di Knut Olav Amas “dieci tabù norvegesi” ha attirato la mia attenzione. Considero il modo di comunicare e discutere dell’opinione pubblica norvegese efficace e aperto al confronto. Il disaccordo non è quasi mai motivo sufficiente a impedire l’espressione altrui. Il giornalista ha però trovato dieci argomenti che, effettivamente, i norvegesi preferiscono evitare o, se costretti, affrontano in modo molto superficiale.

Soli ma accompagnati. Sebbene molti stranieri sperimentino questa condizione, chi nasce e cresce in questo paese viene inserito fin dalla primissima infanzia in un contesto sociale più ampio della famiglia. L’80% dei bambini norvegesi inizia la scuola materna al compimento del primo anno di età. L’appartenenza al sistema scolastico e lavorativo è spesso affiancata a quella ad organizzazioni sportive e sociali nel tempo libero. I norvegesi intendono la solitudine come una scelta limitata ad alcuni momenti della propria giornata, una pausa in una vita altrimenti socialmente attiva. Sono molti però quelli che, per diverse ragioni personali, non hanno nessuno con cui uscire, festeggiare o su cui fare affidamento nel momento del bisogno. È molto triste, meglio non pensarci, sembra essere il parere comune a riguardo.

Figli? No, grazie. Le donne che non hanno figli in Norvegia sono un’eccezione. La loro situazione viene socialmente condotta a problemi di fertilità, mentre la scelta volontaria di non riprodursi viene spesso criticata. Sono donne egoiste, questo pensano i norvegesi e, rendendosi conto di quanto non sia un bel pensiero, evitano di parlarne.

Medicine o droghe? Secondo le statistiche, almeno 900.000 norvegesi nel 2013 hanno consumato una o più di queste sostanze: barbiturici, antidolorifici e calmanti. La linea che separa l’utilizzo secondo prescrizione e la dipendenza è molto sottile e le persone che la superano sono difficili da riconoscere. Il fenomeno, molto diffuso, si mimetizza più facilmente della dipendenza dalle droghe o dall’alcool. Non è semplice quantificare e i numeri potrebbero spaventare, meglio tacere.

Parenti a carico. La cura dei genitori anziani richiede molto tempo, o molte possibilità economiche. Il settore pubblico non sembra dare risposte sufficienti in termini di qualità e disponibilità, ma pochi hanno il coraggio di lamentarsene, temendo di essere fraintesi e giudicati figli ingrati. Allo stesso modo nonni e genitori sono presenze costanti nella vita dei bambini norvegesi. Le situazioni in cui la distanza, la malattia o le difficoltà economiche non permettano di dare ciò che si vorrebbe o, che socialmente si ritiene si dovrebbe ai bambini, sono nascoste dietro al costante paradigma della famiglia unita e felice.

Nudi e crudi. La pubblicità e l’arte utilizzano il corpo umano come strumento comunicativo, veicolo di messaggi spesso a sfondo erotico e sessuale. L’abbigliamento permette di fasciare e esporre il corpo nella vita quotidiana. Eppure la nudità naturale, funzionale ad esempio ai momenti di pulizia nelle docce delle piscine, negli spogliatoi delle palestre è motivo di grande imbarazzo. Esiste un contrasto paradossale tra i corpi nudi esposti come prodotti dai media e l’effettiva nudità del corpo vero nella vita quotidiana.

Quando l’abuso è maschile. Gli abusi sessuali costituiscono di per sé un argomento difficile. Il caso in cui sono gli uomini a subire violenze perpetrate dalle donne sono complicati ulteriormente dalla questione dei ruoli di genere e delle relazioni di potere “tradizionali” ribaltate. L’abuso sessuale sui bambini e sugli uomini è un fenomeno di cui in Norvegia ( e non solo) non si parla e non si scrive quasi mai.


Minoranza norvegese in Norvegia. Questa è ritenuta una tematica molto delicata, soprattutto quando implica dei cambiamenti di vita, come il trasferimento in un’area diversa in cui i propri figli non siano una minoranza etnica a scuola. Ci sono quartieri a Oslo in cui i bambini norvegesi rappresentano una minoranza netta nelle classi o sono addirittura assenti. Ammettere pubblicamente la ragione del trasferimento non è così frequente; non si dice a voce alta che “i problemi linguistici erano troppo grandi” o “l’ambiente di apprendimento non era adeguato”. Ma ciò non toglie che lo si pensi e si agisca di conseguenza.

Poveri norvegesi. La Norvegia è oggi uno dei paesi più ricchi del mondo. Vivere in una società estremamente e visibilmente consumista rende ogni scelta oculata, ogni rinuncia, altrettanto palese. Questo si ripercuote soprattutto sui bambini e sugli adolescenti che, nelle famiglie povere, tendono ad avere maggiori problemi di obesità, tassi di mortalità più elevati e disagi cronici.

L’ombra dorata della finanza. Si parla tanto dei ricchi di Norvegia, i possessori dei più grandi patrimoni, legati soprattutto all’industria petrolifera. Alle loro spalle si fa sempre più strada una nuova classe, definibile come la seconda ricchezza del paese. Questa è composta da broker, manager e consulenti, leader di industrie pubbliche e semi-pubbliche. Con una rendita annua di 5-25 milioni di corone annui accumulano grandi fortune in pochi anni.

L’elenco di tabù ha scoperchiato un calderone di cose non dette, ma pensate, dai lettori: il dibattito si è concentrato soprattutto sull’immigrazione, partendo dalla stima che vorrebbe i norvegesi minoranza etnica nel loro paese dal 2050. La religione è risultato un altro tabù per un paese protestante ma decisamente laico, che si trova a gestire nuovi cittadini per cui il credo riveste un ruolo importante nella vita quotidiana e influenza dunque la vita pubblica. La questione degli stupri maschili ha riportato all’attenzione un altro presunto tabù, apparso di recente nella discussione pubblica: il crescente numero di violenze sessuali perpetrate dagli immigrati a scapito delle donne norvegesi.

Insomma, gli argomenti delicati e difficili non mancano e nasconderli dietro al velo del silenzio non è certo sufficiente a farli sparire dal quadro idilliaco in cui cercano di farsi strada.

tre_scimmie

3 commenti su “Tabù: quello che i norsk non dicono.

  1. Adrienne Riordan
    marzo 2, 2015

    Il mondo è paese, a quanto pare. Molti di questi tabù sono problemi concreti anche in Italia, mi piace però vedere che noi italiani, a differenza dei norvegesi, ne parliamo eccome, anche a costo di dover beccarci gli epiteti di razzisti (trasferimento dei figli via da classi a forte maggioranza immigrata) o egoiste (donne che non vogliono figli). L’unico tabù che abbiamo in comune, a quanto pare, è la violenza sugli uomini.
    PS: il primo tabù è inquietantissimo, fortuna che ci accomuna poco!

  2. Pingback: Dieci tabù norvegesi | lituopadania

  3. Cristian
    marzo 5, 2015

    complimenti, bel post! “soli, ma accompagnati” e’ una definizione calzante dello stato d’animo che si prova qui a volte. Fra l’altro ho recentemente letto che Oslo ha raggiunto i 650.000 abitanti… sempre meno soli 🙂

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Questa voce è stata pubblicata il marzo 2, 2015 da in Forse non tutti sanno che... con tag , , , , , , , , , , , .

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