Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Langrenn ski: lo sci di fondo su al Nord

Esistono donne che riescono ad entrare in un negozio e uscirne con l’esatto ammontare di acquisti che si erano prefisse? Se sì, sono poche. Mi ritenevo a torto una di queste, un soggetto dall’acquisto moderato e ragionato. Non mi faccio influenzare dalle mode, io. Una settimana fa ho invertito questa tendenza spendendo una somma per me sconsiderata, circa 100 euro, per acquistare qualcosa che non avevo previsto, spinta dal desiderio di omologarmi alla società che mi circonda: gli sci da fondo.

Qui sono ovunque. Sulla t-bane, la metropolitana di Oslo, sul tram, lungo le strade e nei parchi: eserciti di bipedi armati di sci e racchette. Le montagne sono a poche fermate, le piste tracciate si diramano per chilometri nei boschi, molte sono illuminate anche di notte e hanno accesso gratuito. Un richiamo irresistibile anche per chi, come me, ha sempre preferito lo sci di discesa.

La previsione meteo super ottimista, sommata all’offerta davvero conveniente, mi ha trasformata in una convinta appassionata del langrenn ski, lo sci di fondo.

Il giorno successivo, come ogni norvegese, ho preparato lo zaino con matpakke e tè caldo e ho indossato l’abbigliamento da sci portato da casa (sono stata previdente). Stavo per indossare le scarpe da ginnastica, ma mi sono bloccata in tempo: se voglio essere una di loro, devo fare come loro. Le piste si raggiungono con le scarpe ai piedi e gli sci in mano. Meno male sono molto più morbide degli scarponi da sci!

Per sicurezza porto con me la cartina del Norsk turistforeningen (l’ufficio del turismo norvegese), su cui ho tracciato uno dei percorsi più semplici: da Sognsvann a Ullevålseter, circa 6 km. Un tratto scelto soprattutto dalle famiglie e affollato nei weekend. Meglio così, se cado qualcuno mi darà una mano. Sulla metro mi accorgo che pochi hanno lo zaino sulle spalle, quasi tutti preferiscono il marsupio, che lascia maggiore libertà di movimento alle braccia. Lo aggiungo alla lista dei possibili acquisti futuri.

La pista comincia a poche centinaia di metri dalla fermata Sognsvann del T-bane, seguendo il contorno di un bellissimo lago coperto dalla neve. Poco distante, lo stesso percorso è tracciato per i pedoni, così da evitare che questi calpestino la pista. Non è la prima volta che uso gli sci da fondo, ma non sono certo un’esperta. Me la cavo sui tratti piani e, a quanto pare, questo dovrebbe essere facile.

La prima cosa a stupirmi è il fatto che tutti procedano nelle rotaie, uscendone soltanto per superare. Nessuno pattina, come mai? La risposta arriva presto con una serie di salite su cui arranco, mentre in direzione opposta gli sciatori sfrecciano in discesa.

Meno male che ho scelto questo percorso, la salita posso gestirla. Un po’ di scaletta, molta spinta con le braccia, cielo blu cobalto sopra la testa e un bosco di pini che sembra uscito dal cartone animato Frozen intorno a me. In una delle salite più ripide, mi supera un padre con l’equivalente del carrello porta bimbi che da queste parti si attacca alle biciclette: in questo caso lo ha legato in vita e lo trascina lungo la salita, mentre due bambini di circa un anno dormono all’interno. Non sembra molto affaticato, lui.

Raggiungo la meta in un contrastante mix di entusiasmo e stanchezza. È un rifugio in un ampio spazio aperto tra i boschi, ospita un bar ristorante all’interno, mentre all’esterno molte sedie e alcuni tavoli sono a disposizione di chi, come me, ha portato il pranzo al sacco. Il sole è tiepido, mi rilasso.

Va tutto bene?” un gentile signore di mezza età a cui avevo chiesto indicazioni lungo la pista si accerta della mia condizione.

Sì, grazie. Mi sa dire qual è la fermata più vicina per tornare in città?”

Sognsvann. Devi tornare indietro.” Nota lo stupore sul mio volto. “In bocca al lupo!” Sorride e si allontana.

Devo affrontare le discese, non sono capace, ma non ho scelta. Come faccio?

La risposta al problema è una vecchia conoscenza dello sci da discesa, abbandonata molti anni fa: lo spazzaneve. Qui è reso più complesso dal tallone che non è assicurato allo sci e dal fatto che questo sia molto più sottile del cugino da discesa. Ma posso provare. La prima discesa è troppo ripida e termina con una curva: decido di sganciare gli sci e procedere a bordo pista sprofondando nella neve fresca fino al ginocchio. Non rovino il tracciato, ma che fatica!

Poi mi guardo intorno e capisco le regole base: la discesa breve poco ripida è fattibile rimanendo in rotaia, buttando eventualmente uno sci all’esterno in spazzaneve per rallentare. La discesa lunga e ripida si affronta uscendo dalle rotaie e mettendosi a spazzaneve nella parte liscia della pista.
Bilancio finale, solo due cadute. Torno a casa soddisfatta, stringendo gli sci tra le mani come trofei.

Il giorno successivo, pago la fatica senza allenamento con dolori a muscoli che non sapevo quasi di avere. Ma ne è valsa la pena.

Mi rimane solo un dubbio: come faccio a frenare, in caso di ostacolo imprevisto lungo la pista?

La risposta arriva da Heidi, un’amica norvegese che pratica il langrenn ski da quando era bambina: non puoi frenare di colpo, puoi cambiare direzione oppure gettarti a terra. Ottimo.

Il bilancio di questa prima giornata è davvero positivo, lo sport dice molto del paese in cui ti trovi e lo sci di fondo è qui disciplina nazionale. L’immersione nella natura è totale, ma il binario tracciato da la sicurezza di una direzione da seguire. Sei con i tuoi pensieri, circondato dal silenzio, ma non sei solo. Incroci altri sciatori e scambi con loro uno sguardo di intesa che per un breve istante ti trasmette la fortuna di vivere a pochi passi da un paradiso naturale.

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7 commenti su “Langrenn ski: lo sci di fondo su al Nord

  1. Lorena
    febbraio 19, 2015

    Ciao Biancamilla,
    sono Lorena, aspirante emigrante in Norvegia! Per ora, alla veneranda età di 52 anni, mi limito a studiare la lingua, cercare informazioni e…seguire i tuoi articoli che trovo utili, interessanti e divertenti.
    Attendo la prossima puntata, ciao!

    • biancamilla
      febbraio 19, 2015

      Ciao Lorena! Ti ringrazio per il commento, mi dato l’input giusto per scrivere un nuovo post al più presto. Dopo il weekend mi metto al lavoro 🙂 Ciao!

  2. biancofilo
    febbraio 20, 2015

    Bello! Voglio farlo anch’io un giorno!
    Per il momento dovrò accontentarmi di una passeggiata per Olso questa estate, ma per il futuro ci spero!

    Grazie per aver condiviso con noi anche questa esperienza, spero che questa volta tu non abbia avuto di nuovo bisogno del paracetamolo 😀

  3. biancofilo
    febbraio 20, 2015

    Bello! Voglio farlo anch’io un giorno!
    Per il momento dovrò accontentarmi di una passeggiata per Olso questa estate, ma per il futuro ci spero!

    Grazie per aver condiviso con noi anche questa esperienza, spero che questa volta tu non abbia avuto di nuovo bisogno del paracetamolo 😀

    • biancamilla
      febbraio 26, 2015

      Grazie a te per aver letto e commentato. Stavolta niente paracetamolo, solo tante endorfine, ossigeno in circolo e l’ispirazione per il post!

  4. Giulia Garofoli
    marzo 8, 2015

    Mi avevano consigliato di fare la passeggiata a piedi (io gli sci non so neanche infilarli) proprio lì 🙂 Mi avevano detto che era molto bello

    • biancamilla
      marzo 9, 2015

      Si, confermo anche a piedi é davvero una bella zona da esplorare!

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 15, 2015 da in Consigli norvegiani, Vacanze e turismo con tag , , , , , , , , .

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