Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Le patate bollenti della Norvegia

Times they are a-changing, cantava Bob Dylan, i tempi sono cambiati.

I venti di crisi che soffiano forti sull’Europa da qualche anno affliggendo l’economia, la sicurezza e la società nel complesso, stanno raggiungendo anche la Norvegia. Quella che si sente quassù è solo una brezza per chi convive da sempre con una situazione instabile, in un paese in cui le macerie reggono a stento la facciata. I norvegesi, però, sono abituati alla calma, alla sicurezza: per loro il vento soffia forte, smuovendo le certezze e creando stress. Questa parola, abusata da qualche anno in tutto il mondo, qui è utilizzata come sinonimo del nostro “fastidio”. Ogni dettaglio che esca dallo schema predefinito, genera stress.

Da qualche mese leggere il giornale è diventato un fattore di stress: le problematiche internazionali, di cui ci si limitava a dare un’opinione razionale e moderata, si fanno ora strada nel contesto nazionale e restare calmi è sempre più difficile.
Ecco i quattro tormentoni nazionali del momento, le patate bollenti generanti stress nelle menti norvegesi:

PETROLIO: la crisi globale e l’instabilità tra Russia e Ucraina hanno fatto crollare il prezzo del petrolio. L’oro nero è il primo fattore di sviluppo dell’economia norvegese: dalla sua scoperta negli anni ’70 ad oggi il paese ha fondato la sua crescita su questa risorsa. Le fondamenta poste su una sostanza liquida e vischiosa non sono molto stabili e oggi la Norvegia vede tremare anni di benessere costruito grazie all’oro nero. Le offerte di lavoro nell’ambito sono crollate, bonus e stipendi vertiginosi si sono abbassati e si temono tagli del personale.

Ci potrebbe essere, però, un rovescio della medaglia: secondo Øystein Dørum, chief economist DNB (den norske bank, la prima banca norvegese), l’abbassamento del prezzo del petrolio potrebbe portare ad un aumento della domanda di altri prodotti norvegesi. L’Europa è il primo partner commerciale e il risparmio europeo nella spesa per petrolio e gas si potrebbe tradurre in una crescita delle altre esportazioni. Probabile ma questo non toglie che, per dirla con un latinismo, i tempi delle vacche grasse sono momentaneamente sospesi.

SCIOPERO: Il 28 gennaio i lavoratori norvegesi impiegati nel settore pubblico hanno osservato due ore di sciopero. Non succedeva da 17 anni.

Il Governo ha proposto importanti cambiamenti alla condizione dei lavoratori norvegesi: una maggiore flessibilità del lavoro, l’ampliamento dell’uso dei contratti a tempo determinato, l’ innalzamento dell’età pensionabile e la possibilità di rendere giorno lavorativo per alcune categorie anche la domenica. Cosa per noi ormai normale, ma in Norvegia ritenuta una sorta di tabù: la sacralità della domenica è uno dei pochi concetti religiosi sopravvissuti nel paese.

La protesta ha coinvolto un milione e mezzo di persone. Più di 100.000 norvegesi sono scesi per strada a manifestare il proprio dissenso. In 20.000 si sono dati appuntamento davanti al Parlamento ad Oslo, ma anche le altre città hanno organizzato grandi cortei: i più temerari, sicuramente, sono stati i lavoratori delle Isole Svalbard che hanno realizzato una marcia di protesta affrontando i -20° segnati dal termometro.

Il Governo propone di modificare il mondo del lavoro rendendolo più “Flessibile”, il paese risponde con il più grande sciopero nella sua giovane storia.

MENDICANTI: il sei febbraio il Parlamento norvegese voterà una proposta di legge del partito di governo, sostenuta anche da alcuni membri dell’opposizione, per affrontare il crescente fenomeno dei mendicanti lungo le strade delle maggiori città. In poco tempo il numero di persone che chiedono l’elemosina nelle strade del centro di Oslo è cresciuto tanto da raggiungere i livelli di Berlino. Peccato che la capitale tedesca abbia una popolazione totale sette volte superiore a quella della più grande città norvegese!

Per contrastare il problema, il Governo suggerisce la messa al bando della pratica: i mendicanti saranno incarcerati per un periodo massimo di tre mesi. Che, considerando gli standard delle carceri norvegesi, potrebbe essere a mio parere sufficiente a riposare e rimettersi in forma.

I tiggere (mendicanti) provengono in larga parte dalla Romania e la polizia norvegese ha trovato molte connessioni tra queste persone e il mondo della criminalità organizzata: i soldi raccolti dai generosi passanti andrebbero a finanziare operazioni illegali in Norvegia. Una proposta di legge simile era stata presentata in Parlamento nel 2005 e respinta, ma in dieci anni il paese è cambiato tanto da rendere meno scontato il risultato della nuova votazione.

ESTRADIZIONE: la Norvegia è conosciuta in tutto il mondo per la concessione di asilo politico ai cittadini provenienti da situazioni geografiche difficili. Negli ultimi anni, però, apertura e accoglienza si sono trasformati in concetti molto complessi. L’unico atto terroristico di cui il paese è stato vittima nel 2011 è avvenuto per mano di un norvegese, è vero, ma ha aperto molti interrogativi sulla sicurezza interna.

Nel 2014 ben 3700 criminali stranieri sono stati espulsi e rimandati al paese di origine per ragioni di sicurezza e prevenzione di futuri crimini.

Questa pratica non è possibile nei confronti dei rifugiati politici: l’invio di un soggetto verso un paese riconosciuto come pericoloso andrebbe infatti contro ai principi dello stesso asilo politico a lui riconosciuto. La Norvegia si interroga da settimane sul caso del Mullah Krekar, rifugiato politico iracheno il cui ordine di espulsione è stato emesso già nel 2003. Il 58enne è ritenuto pericoloso per la sicurezza nazionale, dopo le minacce di morte al primo ministro Solberg e per il suo sospettato coinvolgimento con al-Quaeda prima e IS poi (lui dice di non fare più parte di nessuno dei due, quel “più” non è rassicurante). Oggi due soluzioni sembrano possibili: l’invio del soggetto in una località remota nell’estremo nord del paese oppure l’estradizione verso un altro paese le cui leggi permetterebbero pene più severe per il soggetto.

Il quotidiano norvegese Aftenposten parla di probabili trattative in corso, indovinate con quale stato europeo? Esatto, con l’Italia.

Tanto noi allo stress siamo ben abituati!

Il primo ministro Solberg. Valori di stress: elevati!

Il primo ministro Solberg. Valori di stress: elevati!

10 commenti su “Le patate bollenti della Norvegia

  1. ZioFester
    febbraio 5, 2015

    Questi Norvegesi devono iniziare ad essere in crisi proprio quando io mi sto programmando di trasferirmi là nel post-laurea?? Mah..che tempismo!

    • Giovanni
      febbraio 6, 2015

      Ciao, anche io sto programmando di trasferirmi là dopo la laurea. In cosa ti stai laureando? Hai già qualche idea per lo “sbarco”? Mi piacerebbe condividere qualche informazione.

  2. Michele
    febbraio 5, 2015

    Ciao! Interessante articolo, come sempre!
    Ho sentito tanti Norvegesi lamentarsi dell’eccessiva dipendenza dell’economia dal petrolio, tanti che auspicherebbero un’economia più vicina ai livelli degli altri Paesi Scandinavi.
    Inoltre la costante pioggia di denaro fa in modo che molti lavoratori abbiano una produttività piuttosto bassa.
    Quello del petrolio e dei diritti del lavoro è un argomento molto spinoso e se molti non vedono perchè cambiare un sistema che apparentemente funziona, il fronte di chi si preoccupa della sostenibilità di tutto ciò si fa sempre più alto.

  3. Adrienne Riordan
    febbraio 5, 2015

    “Oggi due soluzioni sembrano possibili: l’invio del soggetto in una località remota nell’estremo nord del paese oppure l’estradizione verso un altro paese le cui leggi permetterebbero pene più severe per il soggetto.

    Il quotidiano norvegese Aftenposten parla di probabili trattative in corso, indovinate con quale stato europeo? Esatto, con l’Italia.”

    tanto, uno più uno meno… -_-

    comunque benvenuta Norvegia nella nostra quotidianità. Stress Stress e ancora Stress

  4. franco
    febbraio 9, 2015

    facciamo a cambio, i politici norvegesi scendono a governare noi italiani, e i politici italiani vanno a governare i norvegesi, voglio vedere chi resiste per primo ahahah

  5. Roberto Enna
    febbraio 22, 2015

    non dimenticare che la Norvegia ha un fondo sovrano il più grande al mondo che ha raggiunto gli 890 miliardi dollari nel giugno 2014, e questo permettera ad ogni “norvegese” di non essere assolutamente toccato nella sua style life, ma le misure che si stanno prendendo e si prenderanno riguarderanno solamente le politiche di accoglienza e la maggiore severità nei controlli verso la criminalita organizzata, soprattutto quella dell’est..prima che si arrivi ad impattare contro il sistema sociale norvegese dovranno scoppiare due guerre mondiali, non so se il concetto e’ stato chiaro.. lo stress se lo terranno lontano ancora per un po….

    • biancamilla
      febbraio 26, 2015

      Ciao Roberto, grazie al tuo commento non posso certo dimenticare il fondo sovrano della Norvegia! Scherzi a parte, è vero, la situazione è tranquilla da queste parti, lontana anni luce dai problemi della crisi globale. Allo stesso tempo, è innegabile che alcuni “imprevisti” si sono verificati negli ultimi anni, apportando un pochino di stress nella perfezione scandinava.

  6. raffaele terzo
    febbraio 24, 2015

    e vero… in scandinavia ci sono patate bollenti

  7. Roberto Enna
    febbraio 28, 2015

    …le faranno spelare ai turchi..

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Questa voce è stata pubblicata il febbraio 5, 2015 da in Forse non tutti sanno che... con tag , , , , , , , , , , , , .

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