Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Ferita nella memoria: l’arte per ricordare Utøya

 

 

La strage di Utøya, avvenuta il 22 luglio 2011, è stato il momento più buio della storia norvegese recente.

Quel giorno l’estremista Anders Breivik ha piazzato un’autobomba nel centro di Oslo e si è poi diretto all’isola di Utøya, dove ha ucciso senza pietà 69 giovani riuniti sull’isola per celebrare i valori di unità e tolleranza.

300 artisti provenienti da 45 nazioni hanno aderito al concorso internazionale indetto dalla Norvegia per realizzare un monumento alla memoria, con cui ricordare per sempre le giovani vite spezzate in quel terribile giorno di luglio.

Il vincitore è Jonas Dahlberg, artista svedese 43enne, che ha deciso di ricreare in forma materiale il senso di perdita e di rottura provocato dalla strage.

Un intera fetta della penisola di Sørbråten, antistante l’isola di Utøya, sarà asportata. Tre metri di vuoto, un taglio chirurgico che creerà un braccio di mare laddove la natura aveva cercato di ricostituirsi, di ricoprire il sangue di quel terribile giorno.

Le due estremità della netta frattura saranno ricoperti con i nomi delle vittime. Questi si potranno leggere affacciandosi da un balcone creato sulla sponda opposta, ma nessuna mano potrà accarezzare quelle lettere incise sulla pietra: le giovani vite sono una perdita che nessuno potrà mai colmare. La spaccatura netta della terra rappresenta l’interruzione provocata dalla strage di Utøya, come se la storia si fosse fermata per qualche secondo, per poi riprendere il suo flusso. Quegli istanti non si possono recuperare, il tempo è cambiato per sempre. L’assassino è stato catturato, la giustizia ha fatto il suo corso, ma coscienza collettiva di un paese è stata spezzata per sempre.

Dahlberg ha descritto così l’obiettivo della sua opera: “Evocare il senso di perdita improvvisa, combinato con l’eterno rimpianto di coloro che sono morti. La proposta è radicale e coraggiosa e ricorda i tragici eventi in modo fisico e diretto”

La massa di terra risultante dalla frattura nella penisola, verrà trasferita nel luogo del primo attentato nel centro di Oslo, per sottolineare il legame tra le due tragedie.

Questo spostamento creerà un nuovo spazio, rendendo reale la percezione di smarrimento e rottura con la quotidianità provati dagli abitanti il 22 luglio 2011. La vita è andata avanti , ma ha dovuto creare vie alternative per superare le certezze ormai perdute. Gli alberi provenienti dalla penisola verranno ripiantati in centro, per dare un finale messaggio di speranza: anche quando viene scossa e sradicata, la speranza trova sempre il modo per rinascere, per ricominciare altrove.

Il progetto dovrebbe essere realizzato entro il quarto anniversario della strage, che cadrà nel luglio 2015. Sebbene la giuria abbia scelto all’unanimità “Ferita alla memoria” di Dahlberg, una parte degli abitanti della zona circostante la penisola di Sørbråten si dichiara contraria. Non vogliono quella gigantesca frattura davanti agli occhi ogni giorno, a ricordare loro il più grave episodio della storia norvegese recente. Nella scelta del progetto è stato coinvolto il Comitato di supporto famigliari delle vittime, che si è espresso positivamente a riguardo, ma alcuni genitori lamentano di essere stati esclusi dalla scelta e non approvano la realizzazione dell’imponente memoriale. E’ troppo presto, dicono, il ricordo brucia ancora e non è necessario un monumento per ricordare l’enorme perdita inferta quel giorno alle famiglie e alla nazione intera.

ferita nella memoria

 

 

 

2 commenti su “Ferita nella memoria: l’arte per ricordare Utøya

  1. Nautilus
    aprile 4, 2014

    L’opera di Jonas Dahlberg mi sembra davvero centrata e l’idea mi piace, mi piace molto. Almeno come cittadino europeo non impattato personalmente dalla perdita. Perché comprendo anche la posizione dei familiari delle vittime. Un’opera così rischia anche di sembrare una celebrazione, di essere in qualche modo “rumorosa”, quando forse servirebbe qualcosa di più silenzioso, di intimo; insomma tutto fuorché una possibile un’attrazione per turisti chiassosi e curiosi. Credo, che sia una questione di tempo; forse adesso è ancora troppo presto.

  2. Pingback: Il taglio | lituopadania

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