Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

#Tocca a voi: ricercatrice a Oslo

Greta ci scrive da Oslo, dove si trova per un tirocinio di tre mesi presso un istituto di ricerca. E’ arrivata in Norvegia con: molta curiosità, ottimismo, una piccola base di conoscenza della cultura locale e qualche rudimento di norvegese, studiato online. Dopo due mesi, la sua idea della Norvegia è quella di una piccola/grande nazione, dove si può costruire una vita diversa. Ci sono cose che le piacciono molto, ma nel complesso non crede di restare o tornare, concluso il tirocinio. A suo parere, i lati negativi sono il clima e la mancanza di una vita sociale movimentata. Ecco i punti fondamentali della sua esperienza Norvegiana:

La lingua
Il norvegese non è una lingua proibitiva. Arrivando con un inglese fluente ho trovato i primi apprendimenti molto semplici, quasi intuitivi. Come ho scritto, ho cominciato un corso online (da autodidatta) circa 20 giorni prima di arrivare. Dopo un mese avevo imparato i saluti, i numeri, i verbi fondamentali e ho iniziato a balbettare le prime frasi  semplici: “ho finito qui” “ci vediamo domani” “puoi venire qui un momento” “mi chiedo se potresti spiegarmi questo“,“grazie della torta” 🙂 . Ho addirittura dei colleghi che mi incoraggiano e mi danno qualche dritta.  Credo che con un po’ di motivazione la lingua non sia un impedimento. In ambito scientifico le persone sono assunte per le competenze di settore, ho conosciuto polacchi, inglesi, greci, tedeschi, neozelandesi che lavorano qui da tempo semplicemente con l’inglese. Durante le riunioni e le conversazioni con i colleghi autoctoni, però, si parla norvegese: un piccolo sforzo è dovuto, per integrazione e bon-ton. Il caso limite è proprio l’unico italiano del dipartimento che è qui da 6 anni, ha comprato casa, ha mandato i bimbi all’asilo e ancora va avanti con il solo inglese!


L’aurora boreale e la luce

Come sospettavo da Oslo e sobborghi è quasi impossibile vedere l’aurora boreale, tanto più quest’anno che le notti sono tutte nuvolose e che l’attività solare è bassa. Per vedere frequentemente le aurore bisogna andare più a nord di Trondehim.
Ciononostante, sento di non aver perso molto. Il cielo è  molto diverso da quello italiano e ha spesso dei colori irreali. I tramonti sono infinitamente lunghi, spesso rosa; se le nuvole sono basse, l’inquinamento luminoso fa il cielo giallo, verdastro o rosso per l’intera notte. Uno dei momenti più belli è stato quando ho sciato di notte, senza lampioni o torce, solo con la neve che rifletteva le luci in lontananza.
La Norvegia non è un paese buio come ci si immagina, in pieno inverno nella zona di Oslo il sole sorge alle 9 e tramonta alle 3 e mezzo del pomeriggio. A
ppena il sole tramonta l‘illuminazione interna ed esterna delle case diventa consistente, amplificata quando si riflette sulla neve; nelle zone abitate non c’è quasi mai un vero cielo nero.

Quello che manca veramente è il sole che scalda, anche solo un raggio capace di creare un’ombra definita.

Ai bambini vengono dati integratori vitaminici per evitare carenze durante l’inverno; in uno dei primi weekend norvegesi mi sono imbattuta in un solarium self-service dove i più bisognosi possono farsi una lampada. Mi è stato raccontato che la moglie di un ricercatore trasferitosi nel nord della Norvegia si è dovuta mettere in casa una grande lampada da accendere la mattina per sentire meno l’effetto del buio.

Ho viaggiato molto, ma non ho mai avuto il desiderio di andare a un ristorante italiano, né di cucinarmi le lasagne o la famosa caprese. Ora però, venendo da una ridente cittadina di mare della Toscana, un bello scoglio caldo e un raggio di sole mi iniziano proprio a mancare!

Il razzismo(???)

Premettendo che ho un aspetto “poco italiano” e il mio nome, Greta, è di origine svedese, nel mio breve soggiorno non ho mai percepito atteggiamenti razzisti. Lavoro con molti stranieri e mi sembrano tutti ben integrati. È vero che i norvegesi sono coscienti del loro benessere economico e della loro “bellezza”, ma non ne fanno un ostacolo all’integrazione degli stranieri. Anzi, li ho trovati molto amichevoli, giocherelloni e gentili. Le battute che vengono fatte sui paesi esteri fanno parte della loro strana forma di umorismo e hanno lo stesso spirito delle battute che fanno su loro stessi, con autoironia. Probabilmente per il grande afflusso di stranieri, l’apprendimento del norvegese è particolarmente gradito, ma mi sembra un requisito minimo, senza pregiudizi di razza.
C’è una cosa che ho trovato buffa: mi hanno detto che la Norvegia non ammette la doppia nazionalità…o tutto o niente. Ho conosciuto una ricercatrice portoghese che vive in Norvegia da circa 25 anni e ha marito e figli norvegesi. Per acquisire il passaporto norvegese dovrebbe rinunciare a quello suo. I funzionari portoghesi le hanno detto letteralmente che se lei rientra in Portogallo dopo aver preso il passaporto norvegese a loro “non importa” e possono ridarle il suo passaporto portoghese XD, se i norvegesi scoprono l’inghippo le tolgono la nazionalità norvegese e chi la perde non può riaverla finché campa. Meglio una vita da “expat forever”!

Il “naturismo”

Una delle cose più belle dei norvegesi è il loro stile di vita rispettoso della natura e dell’umanità. Così come accettano le stagioni della natura sembrano accettare anche le fasi della vita: le donne quasi non si truccano, poche invecchiando si tingono  i capelli; sono persone molto sportive, ma non sono fissate con la celebre “prova costume”, non fanno dei drammi per qualche chilo di troppo, sia gli uomini che le donne.  La gravidanza non è vissuta come un evento “eccezionale”, le donne continuano a lavorare col pancione, se il dottore lo permette. Non sembrano molto interessati all’abbigliamento: si vestono in modo semplice, monocromatico, lineare. L’idea della donna col tacco al lavoro è quasi fantascienza, qui i vestiti sono comodi e caldi e, arrivati in ufficio, molti si tolgono le scarpe e lavorano in ciabatte.

Lo sport

E’ vero, i norvegesi sono sportivi. Li vedi correre nelle neve, fare sci di fondo con -20° C, di notte, con i bambini, con il cane! La passione per gli sport invernali è pari a quella Italiana per il calcio. Durante le Olimpiadi invernali i miei colleghi, donne comprese, non scendevano più a pranzo nella sala comune per poter mangiare davanti allo schermo che trasmetteva le gare. A Sochi la Norvegia (5 milioni di abitanti) si è classificata seconda solo alla Russia (circa 140 milioni di abitanti, nonchè paese ospitante le Olimpiadi). Gli sport che non prevedono neve e freddo se la cavano peggio. Io amo molto gli sport acquatici, ma qui le piscine sono aperte con orari ridotti e valorizzate più per l’aspetto ludico infantile che come un posto dove fare sport.

Il tempo

Forse una delle cose che mi piace meno della Norvegia è la lentezza. Se si hanno degli obiettivi a breve termine o si è ambiziosi la lentezza nel lavoro diventa noia, addirittura ansia, per l’ impossibilità di raggiungere quello che ci si è prefissi in tempi umani. Forse la burocrazia è veloce ma la socializzazione è molto lenta. Dal momento che la vita è lenta in un giorno si riescono a fare meno cose e, paradossalmente, si ha la sensazione che il tempo voli. È una cosa che avevo sentito dire della Svezia e, nonostante i norvegesi non apprezzino l’associazione con i vicini svedesi, l’ho riscontrata anche qui. Gli spostamenti con i mezzi pubblici sono efficienti, ma spesso lenti e molto costosi. Molti servizi e attività sono pensate per le famiglie, meno per gli studenti e per chi vive da solo.

 

3 commenti su “#Tocca a voi: ricercatrice a Oslo

  1. daniele
    marzo 11, 2014

    Bell’analisi Greta!

  2. wtf
    giugno 14, 2014

    Eh sì, certo, come no, in tre mesi hai capito tutto…
    Impara prima il norvegese bene, da madrelingua (perché è quello il livello che loro pretendono), poi ne riparliamo.
    Un’altra che ha visto due soldi e si crede già superiore a tutti. Magari si crede pure di essere doventata norvegese (leggi: superiore).
    Secondo me dovete togliervi dalla testa ‘sto mito dei nordici come superiori ai mediterranei. Non è assolutamente vero anzi, io direi che è l’esatto contrario.

  3. wtf
    giugno 14, 2014

    Sembra che facciano le cose lentamente ma non è vero!
    Almeno per quanto riguarda la Svezia. È una finta lentezza.
    Loro possono permettersela, tu no.
    Infatti, se solo vuoi cercare di farti notare devi lavorare il triplo, anche se ufficialmente non te lo permettono.
    Altrimenti finiti i tre mesi, ripigli il tuo fagotto e te ne torni a casa.

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