Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

#Tocca a voi: il posto adatto per fiorire

Rossana è partita per la Norvegia un anno fa. Ha lasciato un lavoro fisso in Italia, una casa nella splendida (e calda) Sardegna e tanti affetti. Ha trovato molte difficoltà, ma è riuscita a vincere la sfida. Ci racconta la sua esperienza, le motivazioni che l’hanno spinta a compiere questo passo e l’inserimento nella nuova società. Nelle sue parole non troverete una risposta, ma molte domande utili. Vale la pena porsele, prima di spiegare le vele e intraprendere una grande avventura o decidere, serenamente, di restare nelle acque calme del porto.

E’ un vero piacere poter scrivere della mia esperienza in Norvegia.

Amo profondamente questo paese e trasferendomi qui un anno fa, ho realizzato un sogno e raccolto una sfida con me stessa. Non e’ semplice spiegare ad altri che vorrebbero partire ”come si fa” a farcela. Prima di decidermi a fare le valigie, ho ascoltato altre mille esperienze, e adesso che ho vissuto la mia, capisco che non esiste una ”formula” sicura.

Ciascuno deve trovare il suo percorso personale: cosa difficile e incerta come aprirsi un sentiero nella giungla a colpi di machete. L’unica cosa che veramente serve per riuscirci e’ lo spirito giusto. Come disse un mio amico due anni fa quando tutto era ancora solo un sogno campato in aria: «Ce la farai sicuramente, perché lo vuoi troppo». Forse l’unico vero ingrediente per il successo dei propri progetti è volerlo tanto. Allora tutto il resto si supera e si affronta.

Credo che esistano due tipi di persone: quelle che desiderano cambiamenti profondi e quelle che li evitano meglio che possono. Questa distinzione la vedo chiaramente anche tra le persone che decidono di trasferirsi all’ estero. La maggior parte appartiene al secondo tipo, non desidera cambiamenti radicali, ma li affronta per necessita’ o per disperazione. Credo siano ben pochi quelli che vedono il cambiamento non come un pericolo ma anzi come evoluzione, crescita, arricchimento. Camilla e io apparteniamo a questo gruppo, e penso che buona parte dei lettori del blog abbia lo stesso spirito di scoperta. Lo spirito di chi ”fa e disfa in continuazione il tessuto della propria vita, in attesa della sola esistenza che gli possa appartenere davvero”. Ho cominciato a seguire Camilla dopo aver letto questa frase, in cui mi sono riconosciuta al 100%.

E’ a causa di questo spirito di Penelope che la mia spola, tessi e ritessi, mi ha portata e riportata in Norvegia, prima con brevi viaggi da turista, e infine nel 2013 come vera e propria emigrata.

Molti si sono chiesti cosa mi mancasse, quale spinta potesse essere così forte da sradicarmi dalla mia bella Sardegna, lasciare genitori e amici e trapiantarmi in un paese freddo, per mangiare salmone e spalare neve. Non avevo nemmeno un fidanzato a distanza da raggiungere, come molti avevano supposto, non capendo le mie vere ragioni. Partire non è stata una necessità, in Italia, a differenza di molti altri meno fortunati, avevo casa e lavoro fisso. La spinta che ho avuto è nel mio stesso modo di essere: la curiosità, l’insaziabile voglia di imparare cose nuove, il credere che la vita senza sfide sia vuota e noiosa, il porsi sempre nuove mete. Lo spirito dell’esplorazione, che e’ in fondo una cosa molto norvegese, se pensiamo ai vichinghi e ai vari Amundsen, Nansen e compagnia bella. Quel tipo di sangue inquieto scorre evidentemente anche nelle vene degli italiani discendenti da Cristoforo Colombo. Ha contato molto anche la mancanza di prospettive in Italia. Ero arrivata a un limite massimo che sentivo non potesse essere superato rimanendo in patria. Era come stare in una barca che si regge a galla, con viveri e acqua a sufficienza per tutta la vita, ma senza motore e senza vele, eternamente ormeggiata in porto. A che pro essere barca allora? Io sono una barca fatta per solcare i mari, per andare lontano.

Alcune persone sono come alberi, con le radici affondate nella propria terra, e se sradicate, muoiono. Ma altre persone sono come semi, come soffioni, e la terra non è che un trampolino per volare nel vento e trovare un altro posto più adatto in cui fiorire.

Se siete anche voi come semi nel vento, se avete quella spinta interiore che vi porta lontano, allora potete provare a fare ciò che ho fatto io. Altrimenti, consiglio di lasciar perdere. Perché è difficilissimo. E’ vero che in Norvegia si vive bene, meglio che in Italia, da tutti i punti di vista, economici e sociali. La qualità della vita è migliore, e la gente è positiva, rilassata: è una società priva di stress. Ci sono sicuramente anche i lati negativi che, specie dal punto di vista italiano, possono essere la scarsa varietà alimentare e il clima. E naturalmente, la distanza. Per conquistarsi una vita qui, bisogna rinunciare alla propria vita precedente in Italia. Famiglia, amici, abitudini. E questo, bisogna essere disposti a farlo. Un prezzo alto che non tutti sono disposti a pagare, specialmente se come me non più giovanissimi.

Vi racconterò come ho trovato lavoro.

Avevo delle ottime premesse come una laurea in ingegneria civile, buona esperienza lavorativa alle spalle, un buon inglese, un po’ di soldi da parte e dei punti di appoggio a Oslo. Senza queste cose, non credo che ce l’avrei mai fatta. Ho incontrato tanti italiani qui che dicevano di essere disposti a tutto, ma che alla prima difficoltà sono tornati al Bel Paese. In aggiunta alle condizioni favorevoli di partenza, mi sono anche molto impegnata e sforzata. Ho cominciato a studiare il norvegese qualche tempo prima di partire, , studiando da sola la sera dopo il lavoro, e ascoltando i CD col corso di lingua in macchina; appena arrivata a Oslo, ho cominciato a frequentare i corsi di lingua.

Ho avuto la fortuna di innamorarmi qui e la presenza del mio ragazzo e’ stata uno stimolo fondamentale da tutti i punti di vista, senza la quale molto probabilmente non sarebbe andata altrettanto bene. Ho la fortuna di avere dei genitori fantastici che mi hanno sempre sostenuta, mettendo al primo posto la mia felicita’ e soltanto dopo il loro desiderio di avermi vicina.

A mio favore devo dire che sono stata caparbia, non ho mollato quando dopo 5 mesi sono finiti i miei risparmi, ma ho continuato a crederci e provarci. Dopo tanti curriculum mandati in un norvegese sballato, dopo vari combattimenti con la burocrazia norvegese per avere accesso a dei vantaggi e diritti, posso dire di aver avuto anche fortuna, e di aver finalmente trovato lavoro fisso come consulente ingegnere a ottobre scorso, dopo 7 mesi di permanenza.

Ma la mia (nè quella di altri) non è la formula vincente, non è la strada migliore. Il sentiero da me percorso si richiude alle mie spalle e e la giungla ricresce. Chi arriva dopo deve comunque faticare col proprio machete.

Ciò che conta è la motivazione, avere la voglia di imparare una nuova cultura, una nuova lingua, avere la capacità di ambientarsi in un clima diverso, di mangiare un cibo semplice che nulla ha a che vedere con quello italiano, leggere diversi codici sociali e adeguarcisi, senza smettere di essere italiani, ma senza mai imporre la propria italianità. 

Se emigrate come un olivo in vaso, portandovi dietro un pezzo della vostra terra, le vostre radici avranno un temporaneo sollievo ma il clima diverso non vi farà vivere a lungo. E non riuscirete mai a trapiantarvi qui veramente. Siate semi, invece, e sistematevi laddove la terra e’ adeguata per voi, dove fiorirete meglio.

Per me quella terra è la Norvegia, ma è una scelta del tutto personale.

L’unico consiglio che posso dare è valutare se si è veramente convinti. La sola cosa che per me forse avrebbe potuto fare la differenza, se la avessi saputa fin dal principio come certa, era il fatto che una volta qui non me ne sarei mai voluta andare. E allora molte energie disperse in inutili dubbi a riparare ponti per la via di ritorno, non sarebbero andate sprecate.

E’ quindi possibile trasferirsi in Norvegia, trovare lavoro, e una vita nuova? Sì che lo è.  La domanda più importante, però, è: questo vi farà stare meglio di come state in Italia? La risposta è del tutto soggettiva, spetta a voi trovarla 🙂

La Norvegia è una terra molto diversa dall’Italia. Dovete amarla, se volete viverci e stare bene. Se è vero amore, allora sì: non esitate, partite!

 Doppia identità alla finestra

 

15 commenti su “#Tocca a voi: il posto adatto per fiorire

  1. Gennaro
    febbraio 23, 2014

    Ogni vostra testimonianza è una spinta in più che mi arriva alle spalle, per affrontare un giorno (spero non troppo lontano) quest’avventura.

  2. Elisa
    febbraio 24, 2014

    Grazie Rossana per la tua bellissima testimonianza, anche io come te mi riconosco appieno nella frase che apre il blog di Camilla. Mi sono emozionata leggendo le parole con cui ti descrivi e descrivi tutti noi, persone “semi”.
    Ti auguro di riuscire a trovarla, quell’esistenza che ti possa appartenere davvero! E spero di riuscire a trovarla anche io, in un tempo non troppo lontano, magari proprio in Norvegia.

    • Rossana
      marzo 15, 2016

      Grazie Elisa! Si’, l’ho trovata, e la troverai anche tu, basta non smettere di cercare, o forse rendersi conto che a volte e’ la ricerca stessa a dar senso la nostra esistenza.

  3. Marco Bianchi
    marzo 14, 2014

    Che dire? E’ una testimonianza veramente bella e, a suo modo, toccante. Per me, pigro-inquieto pauroso per natura, il richiamo del Nord è sempre stato forte; purtroppo però ho sempre viaggiato più con la testa e quindi sono rimasto “al palo”. Ma non ho ancora desistito. Il conflitto maggiore sorge tra il “mi butto e vado dove capita” ed il pianificare avvedutamente una meta; e per fare questo mi affido anche a quei “segni” che mi possano fornire finalmente la rotta, vista anche la mia giovine età in stato piuttosto avanzato! Una curiosità: proprio di recente ho conosciuto una mia coetanea, italiana ma con madre svedese proveniente da una zona al confine con la Norvegia – mi pare Strömstad: lì risiedono molti Norvegesi che fanno i pendolari con la madre patria perché la vita costa meno – ma gli stipendi sono quelli che sappiamo. Chissà mai che possa essere questa la mia destinazione…

    • Rossana
      marzo 15, 2016

      Ciao Marco e grazie del commento. Pianificare si’, molto meglio che “buttarsi”.

  4. wif
    maggio 3, 2014

    Lo stipendio non è tutto e in questi Paesi la vita costa anche molto di più. Pe run immigrato inoltre i costi sono più elevati per ovvi motivi (viaggi, mantenimento di più case, soldi spediti alla famiglia ecc.). Più italiani vanno all’estero e più si creerà un sentimento anti-italiano nei locali. Questo me lo disse un prof di etnologia col quale studiai appena arrivata in Svezia. Seguii un corso sulla società svedese, giusto per capire dove ero capitata. Dopotutto pure mio studiò, oltre che in Germania, anche in Svezia, quindi io sapevo molte cose ma non si conosce mai abbastanza. Il concetto espresso da questo professore era che pochi italiani sono simpatici, molti (troppi) diventano una minaccia. Pensate pure a noi nei confronti degli immigrati. Fino a quando erano in pochi li difendevamo e ne eravamo attratti per curiosità umana, ora invece…

    • Rossana
      marzo 15, 2016

      Ciao, sulla vita piu’ cara ti do’ ragione, ma gli stipendi sono ancora piu’ alti, e si vive molto meglio comunque, te lo assicuro. Sul discorso “pochi italiani simpatici, troppi, una minaccia” mi trovi d’accordo, anche perche’ molti italiani (o anche molti * inserire nazionalita’ qualsiasi*) all’estero tendono a portarsi dietro le proprie abitudini sociali e a fare congrega, integrandosi male e imponendo, o cercando di imporre, i propri costumi. Cosa non graditissima da nessuno in casa propria. Quindi con questo articolo non mi auguro che mezza Italia venga qui a Oslo, o altrove, mi auguro anzi che i miei concittadini siano felici e abbiano opportunita’ di lavoro e successo nel nostro paese. Non tutti sono semi, per fortuna.

  5. Massimiliano
    maggio 17, 2014

    Oggi Festa nazionale della Norvegia, ho assistito a tutto e mi son sentivo parte di loro, mi sono anche emozionato, vi chiedo cosa vuol dire visto che sono qui da appena una settimana ?!?

    • Rossana
      marzo 15, 2016

      Il 17 maggio e’ una ricorrenza davvero coinvolgente. Probabilmente e’ un richiamo per te? In bocca al lupo.

  6. Giulia Inverardi
    marzo 15, 2016

    Sì, ognuno ha la propria stradada fare, col proprio machete. Ma credo che la differenza la faccia anche avere una base di partenza – perché da un lato è ammirevole chi, come la ragazza che scrive, lascia tutto (casa, lavoro, famiglia) per pura curiosità e crescita personale, ma dall’altro credo che questa voglia di farlo, questa spinta sia ben alimentata e forse possibile proprio perché c’è questa base, a casa. Così, la migrazione è quel che dovrebbe essere: una scelta, e non un obbligo. E nella scelta uno ha la possibilità di essere dignitoso, coraggioso; nell’obbligo, ossia o parti o non trovi niente, è difficile essere così lanciati, propositivi, propensi al cambiamento. Perché lo subisci – e questo al di là delle tue “qualità”, anche se sono sempre abbastanza cauta a definire una qualità personale. Ma comunque: quello che una pubblicità ammiccante e furba chiamava “il gene del rischio”, o dell’avventura non ricordo, insomma la disponibilità al cambiamento, a sperimentare, a lasciarsi trasformare, a mettersi alla prova in condizioni nuove, può derivare, al di là delle obiettive differenze di carattere, solo da questo, dalla libera scelta. E’ difficile essere e sentirsi disposti a sfide se hai una pistola alla testa, metaforicamente, e quella è la tua ultima spiaggia – un po’ l’opposto dell’autorealizzazione insomma.
    Scusate se sono andata fuori tema, e grazie dello spazio!
    G.

    • Ume Ross
      marzo 15, 2016

      Ciao Giulia! Mi trovi d’accordo su tutto. Credo che in generale le persone siano poco propense al cambiamento. Il gene del rischio e’ una cosa abbastanza rara, e appunto, rischiosa, anche quando si parte da una “base”, che come hai detto tu, aiuta moltissimo. Solo ora, a posteriori, (sono passati tre anni dall’articolo), vedo l’enormita’ del rischio corso…ma mi godo anche l’enormita’ dei vantaggi, ancora piu’ grandi adesso che mi sono integrata meglio. Sarebbe potuta andare male. Ma e’ stata una libera scelta, come a dire: un privilegio. Ora vedo quali difficolta’ affrontano altre persone che arrivano in Norvegia da fuori dall’Europa (uno pensa alla Siria, ma quasi mai alla Serbia, o ai paesi dell’est che non ottengono il permesso di soggiorno tanto facilmente, non essendo tecnicamente “rifugiati” ma semplici emigranti). Noi italiani siamo molto avvantaggiati nel poter emigrare praticamente dove vogliamo, se lo vogliamo (o se purtroppo dobbiamo). Teniamolo presente e non sprechiamo questo passaporto prezioso.
      MI sa che anche io sono andata fuori tema! Grazie per il tuo interessante e profondo commento.
      Rossana

      • Giulia Inverardi
        marzo 16, 2016

        Grazie a te della risposta, Rossana.
        Ci sto pensando, al Nord…perché io ho una base molto zoppicante qui, mentre il mio compagno proprio non ce l’ha e la situazione si sta facendo insostenibile.
        Per ora sondiamo vari paesi, tutti nordici per forza di cose e per predilezione soprattutto sua, ma io sono un po’ intimorita dal fattore lingua (pensa che sto studiando l’inglese, mai fatto a scuola perché ero concentrata e iperpreparata sul francese, anche dopo aver vissuto in Francia varie volte!) e qualifiche: io ho una laurea in lettere, un romanzo pubblicato, lavoro da anni come coordinatrice di un centro estetico…insomma le cose più disparate e poco spendibili; mentre il mio compagno è laureato in giurisprudenza. Ecco, non proprio due risorse!
        Comunque niente serve come leggere queste esperienze per prendere misure abbastanza buone alle proprie esigenze, ai propri desideri…e pure alle reali possibilità.
        Grazie ancora!

  7. Giulia Inverardi
    marzo 15, 2016

    (comunque complimenti a Rossana! Anche per la scelta di ingegneria…mannaggiamme!)

  8. Rossana
    marzo 16, 2016

    Giulia, l’inglese serve senz’altro e fai bene a studiarlo. La Francia l’avete esclusa dalla lista? Il Norvegese, se mai doveste fare un pensiero per Oslo, e’ grammaticalmente piu’ semplice dell’inglese e non troppo difficile da imparare. L’aver fatto un po’ di tutto non puo’ che aiutarti: per emigrare e trovarsi bene all’estero bisogna essere flessibili e avere capacita’ di adattamento. Magari nemmeno all’estero fareste il lavoro dei sogni, ma almeno sbarchereste il lunario e vivreste una vita nuova, sempre se siete disposti ad accettare la sfida. In una cosa devo contraddirti, leggere le esperienze altrui serve da ispirazione (o da scoraggiamento) se gia’ di tuo sei predisposto a lasciarti ispirare (o scoraggiare). In pratica, l’unica cosa che serve davvero (parlo per esperienza) e’ provare da se’. E’ come un vestito, che non compreresti mai se lo avessi visto solo addosso ad altri. La Norvegia e’ un vestito particolare, ci si deve sentire a casa qui, perche’ le differenze con il sud Europa sono molte di piu’ di quanto si pensi. In bocca al lupo a te e al tuo compagno!
    Rossana

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