Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Immigrazione e occupazione: diamo i numeri!

Sfogliando il quotidiano di Oslo, l’Aftenposten, mi sono imbattuta in un articolo riguardante i dati sull’occupazione in Norvegia relativi al 2012. La curiosità mi ha poi portata a leggere altri articoli relativi all’occupazione tra gli immigrati e all’impatto sul welfare state. Qui di seguito trovate un breve riassunto del quadro finale ottenuto. Voi che ne pensate?

Lo Statistisk Sentral Byrå, il Sistema Statistico norvegese, ha pubblicato i dati relativi all’occupazione dell’ultimo trimestre del 2012:

– Iniziamo precisando che con il termine immigrato si indica qualcuno nato da genitori stranieri fuori dai confini norvegesi ma ora residente sul territorio norvegese. Lo scorso anno in Norvegia si sono generati 27.000 nuovi posti di lavoro. Ciò che stupisce è come queste posizioni vengono occupate da cittadini norvegesi o immigrati: i primi, infatti, vanno ad occupare solamente 203 unità del totale. Ne consegue che gli altri 26.797 posti di lavoro vengono occupati da immigrati.

Qual è l’apporto delle varie aree globali a tale cifra?

Est Europa (UE) ——————–> 13168 

Asia ———————————–> 5551

Europa Occidentale & Turchia —-> 2186

Africa ———————————> 1825

Est Europa (non UE) —————> 1577

Paesi Scandinavi ———————> 1139

Nord America & Oceania ———-> 375

– La distribuzione geografica dei posti di lavoro tra gli immigrati è molto interessante. Il Rogaland è la regione norvegese con il più alto tasso occupazionale tra immigrati (69,6%) nella fase finale del 2012. Successivamente troviamo Møre og Romsdal, con poco meno del 69%, e la regione del Nord Trøndelag, che registra una crescita di 2.1 punti percentuali rispetto all’anno precedente. Il più basso tasso di immigrati impiegati nel 2012 spetta al Telemark, con una percentuale pari al 54.2%, mentre il calo più evidente (2.9%) si verifica nella regione Sogn og Fjordane.

– La presenza di immigrati è essa stessa fonte di nuovi posti di lavoro: l’aumento di popolazione richiede infatti più servizi, quindi anche un maggiore impiego di forza lavoro. Tuttavia, fatta esclusione per gli immigrati che ricoprono una serie di posti di lavoro “snobbati” dai cittadini norvegesi, la crisi in Europa ha portato qui molto personale specializzato, interessato a penetrare in settori lavorativi prima esclusiva dei norvegesi. La competizione si è quindi fatta più ardua e ha spinto le aziende a inserire criteri di selezione più rigidi per favorire la candidatura dei connazionali: in molti ambiti in cui prima era sufficiente la lingua inglese, ora si richiede spesso una buona conoscenza del norvegese.

– Inoltre, non bisogna dimenticare il costo che molto spesso la forza lavoro immigrata può rappresentare. Il Nav ha stimato che nel 2012, su 114.000 casi di persone che hanno ricevuto assistenza economica, 39.900 fossero immigrati o norvegesi di seconda generazione, nati da genitori immigrati. Alcune persone sono stupite dal fatto che un terzo delle risorse dell’assistenza statale venga destinato agli immigrati, ma ciò che maggiormente preoccupa il Nav è il fatto che sempre più immigrati provenienti dall’Unione Europea facciano domanda di assistenza.

Sigurd Røeggen, dell’ufficio NAV di St.Hans Haugen (Oslo), si chiede quindi se non sia arrivato il momento di stabilire delle regole che permettano di rievocare il certificato di registrazione ottenuto nel momento in cui i cittadini europei ottengono il primo impiego in Norvegia. (vedi articolo Personnummer e tasse: gli enigmi risolti). Tale documento resta infatti valido anche terminato il contratto di lavoro, concedendo agli immigrati europei il diritto agli stessi benefit che spetterebbero ai cittadini norvegesi. A conferma di questi timori, nell’ultimo anno è stato registrato un aumento di circa 2500 immigrati disoccupati, di cui la metà proveniente dagli stati est europei facenti parte dell’UE.

– Fortunatamente, in questi giorni l’OCSE ha pubblicato il Rapporto Internazionale sull’Immigrazione che promuove l’attuale situazione norvegese. Secondo questo studio, gli immigrati contribuiscono alla crescita economica e demografica del paese, pagano le tasse e molti sono giovani, per cui non pesano particolarmente sul sistema sanitario. I norvegesi, si interrogano sull’impatto dell’immigrazione nel lungo periodo: cosa succederà quando questa nuova fetta di popolazione comincerà a invecchiare, ad avere bisogno di cure mediche e a riscuotere la pensione? Questo preoccupa ancora di più se si pensa che la Norvegia potrà contare sempre meno su una sua importante fonte di benessere: il petrolio è una risorsa non rinnovabile.

– L’intervento sul quotidiano Dagens Næringsliv di Victor D. Norman, professore di economia alla Norges Handelshøyskole, rassicura coloro che vedono l’immigrazione come una minaccia al benessere sociale norvegese: la crescita della popolazione può essere una grande fonte di aumento della produttività. L’economia norvegese avrebbe molto da guadagnare dall’aumento demografico: l’elargizione di servizi pubblici sarebbe decisamente più efficace, qualora la densità di popolazione aumentasse. L’immigrazione, secondo il professore, è essenziale anche per tenere in vita grandi aree del paese: senza l’apporto demografico esterno, l’unica soluzione per fronteggiare i costi dei servizi potrebbe essere soltanto il trasferimento di massa a Oslo, cosa che (peraltro) sta già avvenendo.

Fonti:

Aftenposten:

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