Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Fumi di un falò di mezza estate

La nuvolosa giornata di oggi, qui in Norvegia, è stata rischiarata dai numerosi falò che si sono accesi lungo tutta la costa del Paese per celebrare la Sankthansaften, ossia la vigilia di San Giovanni.

Il calendario cristiano segna la nascita del Santo il 24 giugno, ma, come accade per tutte le feste religiose importanti in Norvegia, i festeggiamenti si svolgono il giorno precedente la data ufficiale.

In tutta la Scandinavia, la tradizione pagana prevedeva la costruzione di alti cumuli di legna, spesso sovrastati dal fantoccio di una strega, che venivano dati alle fiamme durante la Midtsommerfeiring, la festa di mezza estate. Il fuoco rappresentava sia la purificazione dalle entità maligne attraverso la forza della luce, sia la speranza di ottenere raccolti abbondanti; danzare intorno ad esso permetteva inoltre di ricevere un forte flusso di energia positiva.

Tutta la natura risultava purificata dopo questo rituale: la notte successiva si usciva quindi a raccogliere piante officinali e a bere l’acqua curativa delle sorgenti, poiché si riteneva che questo fosse il momento di maggiore efficacia di tali rimedi naturali. Con l’arrivo del cristianesimo, le celebrazioni di mezza estate sono state modificate e dedicate a San Giovanni, ma non senza l’opposizione della Chiesa, che le ha bollate come “immorali” in quanto continuavano a includere giochi, danze e consumo di alcool.

I falò odierni vengono spesso costruiti dai ragazzi delle scuole, che si divertono ad ammassare bancali e a costruire fantocci con le sembianze di streghe, imbottiti di petardi: quando le fiamme iniziano a raggiungere la cima del falò, i fantocci esplodono tra le urla dei bambini presenti e le risate dei genitori.

PS: Oltre allo spettacolo estremamente suggestivo, a fine giornata rimane una certezza: nemmeno San Giovanni basta a fare il miracolo, gli uomini norvegesi restano (purtroppo) incapaci di gestire decentemente i falò.

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