Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Norvegia e petrolio: un amore conteso.

L’argomento “petrolio” ha fatto la sua comparsa in molti post. La Norvegia deve moltissimo del suo recente boom economico proprio alla presenza di oro nero nelle acque dell’Artico. Qual è la situazione geopolitica di fondo nelle acque dell’estremo Nord? Qual è l’atteggiamento norvegese a riguardo? Per rispondere, ho chiesto l’aiuto del pubblico: il post è stato scritto dal mio fidanzato, a cui l’argomento interessa particolarmente, al punto da averlo scelto come soggetto della propria tesi di laurea. Ho richiesto una spiegazione breve e semplice; il risultato mi sembra esauriente ed esaustivo, voi che ne pensate?

IL CONTESTO – L’interesse per l’High North è tornato prioritario negli ultimi anni: molti esperti internazionali sono infatti concordi nell’affermare che i rapidi cambiamenti climatici in atto, la cui velocità nel 2007 ha raggiunto livelli allarmanti, stanno avendo un impatto significativo non solo sull’ecosistema del nostro pianeta, ma anche sull’assestamento dei futuri equilibri geopolitici mondiali. Il progressivo scioglimento dei ghiacci del Polo Nord, attestato da riprese satellitari e da numerose ricerche scientifiche, apre rapidamente nuovi e complessi scenari per la conquista delle risorse presenti nella zona, prima reputate inaccessibili: è stato stimato che, all’interno dei circa 11 milioni di chilometri quadrati della superficie settentrionale del globo, vi siano incalcolabili giacimenti di oro, diamanti, uranio, piombo e carbone.

Tuttavia, ciò che più interessa ai vari paesi presenti nella zona, in particolare in questi anni caratterizzati dal rapido esaurimento delle risorse fossili mondiali, sono soprattutto le ingenti quantità di petrolio e gas naturale: si calcola infatti che nel Polo Nord siano racchiusi approssimativamente il 30% delle risorse di greggio del pianeta e il 15% di quelle di gas, una quantità così ingente da riuscire a soddisfare l’intero fabbisogno mondiale per molti anni. Poiché la domanda di energia continua a crescere esponenzialmente, determinando forse in futuro anche un nuovo aumento dei prezzi delle risorse energetiche, lo scioglimento dei ghiacci permetterà la scoperta e l’accesso a nuovi giacimenti. Lo sviluppo tecnologico contribuisce poi a rendere le risorse naturali più accessibili e tende così a far crescere la competizione per ottenerle. 

Inoltre, la diminuzione della calotta polare ha aperto nuove rotte marittime prima non percorribili tra l’Europa e l’Asia, come il famoso Passaggio a nord ovest che, partendo dallo stretto di Bering e costeggiando l’Alaska e il Canada, raggiunge il Pacifico, ed il Passaggio a nord est, che correndo lungo la costa siberiana per 3500 miglia marine congiunge il mare di Barents allo stretto di Bering. Molto rilevante è il primo: modificando drasticamente gli equilibri strategici, fa diminuire l’importanza del canale di Panama, da sempre sotto il controllo degli Stati Uniti, ed in parte anche del canale di Suez. Inoltre si verrebbe a ridurre di molte migliaia di chilometri, rispetto alle rotte marittime tradizionali, la distanza con l’oceano Pacifico. Ciò favorirà, dato il più basso costo dei trasporti, l’apertura di nuovi porti e sbocchi commerciali in una zona di importanza fondamentale per gli attuali flussi economici mondiali.

Per tutti questi motivi, gli stati prospicienti l’Artico negli ultimi anni hanno avanzato rivendicazioni territoriali su questa ricchissima regione: dal Canada alla Norvegia, dagli Stati Uniti d’America alla Russia, giusto per citare quelli più importanti.

Schierati in prima linea si trovano i russi: già nel 2001 rivendicarono in sede ONU il diritto di ricerca nella regione e nel 2007 arrivarono a minacciare che avrebbero difeso la loro presunta esclusiva sovranità sul territorio anche facendo ricorso all’uso della forza.

Gli americani, invece, cercano una via diplomatica per risolvere tali pericolosi contenziosi; è stato infatti spesso affermato che, senza la loro leadership, nella regione sarebbero già esplosi numerosi attacchi armati per ottenerne il controllo delle risorse. Gli USA, tuttavia, hanno contemporaneamente provveduto a rafforzare il loro dispositivo militare, soprattutto nelle basi in Alaska. Inoltre, non bisogna trascurare i seguenti due cambiamenti avvenuti recentemente nella regione: il benestare americano concesso al Canada per una veloce militarizzazione della regione, finalizzata a frenare la rapida avanzata russa sul territorio; la decisione nel primo agosto 2009, sempre con il tacito assenso americano, della Difesa norvegese di spostare molto più a Nord il suo comando operativo, cioè da Stavanger alle vicinanze di Bodø. Le nazioni dell’Artico vogliono far capire, attraverso la diplomazia ma senza rinunciare alla possibilità di ricorrere alle armi, che sono presenti e in grado di difendere militarmente i loro interessi.

Questo complesso e fragile equilibrio geostrategico deriva da due fattori tra loro strettamente collegati: da un lato la regione artica, escludendo la Law of the Sea, non è stata regolata in precedenza da nessuna precisa norma giuridica multilaterale, poiché non ci si aspettava il suo divenire regione marittima navigabile o zona suscettibile di uno sviluppo commerciale su larga scala; dall’altro, proprio l’ignorare l’importanza che questa zona avrebbe poi assunto ha impedito la creazione di un’efficiente autorità internazionale in grado di conciliare le enormi aspettative di questi attori.

Il Mar Glaciale Artico è infatti disciplinato giuridicamente dalla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare (Montego Bay 1982), che definisce le norme e le procedure da seguire per offrire una soluzione a tutte le controversie tra gli stati artici, ma non è in grado di offrire delle soluzioni efficaci ed immediate a queste dispute. La vecchia ripartizione “settoriale” dell’Artico, legata alla nozione di sovranità territoriale e alle sue proiezioni, genera infatti tensioni e rivendicazioni difficili da appianare. L’High North ha da sempre necessitato di schemi e regole ad hoc, in quanto contraddistinto dalla difficoltà di adottare un sistema di accordi capace di pacificare le controversie degli stati rivieraschi all’interno di una regione caratterizzata da un regime internazionale instabile e soggetta a squilibri di potenza, anche in presenza di numerosi accordi bilaterali. Negli ultimi anni, inoltre, numerose organizzazioni internazionali hanno mostrato il loro crescente interesse per l’High North: ne è un esempio l’Assemblea Generale della NATO nel 2007.

IL RUOLO NORVEGESE NELL’ARTICO – La Norvegia considera l’High North la sua più importante area di interesse strategico ed è la principale sostenitrice di un maggior coinvolgimento della NATO nella regione: l’importanza del ruolo di tale organizzazione è stata, negli ultimi anni, sempre sottolineata da moltissimi politici norvegesi. Ad esempio, nel corso di una riunione dei parlamentari dell’Alleanza Atlantica avvenuta a Oslo nel maggio 2009, l’ex segretario generale della NATO Jaap de Hoop Scheffer ha avuto colloqui con il primo ministro Stoltenberg, l’ex ministro della Difesa Strom-Erichsen e un’udienza con il Re. In questa riunione i membri del Governo norvegese hanno affermato che “la NATO dovrebbe aumentare il suo ruolo nell’Estremo Nord”, mentre il segretario di Stato per la Difesa, Espen Barth Eide, ha sottolineato che la prossima riorganizzazione della struttura di comando della NATO dovrà tener conto del Nord. Lo stesso l’ex Ministro della Difesa ha poi affermato che “l’Alleanza è al centro della strategia per la sicurezza e la difesa di tutti gli Stati nel Mare Glaciale Artico”.

L’High North è fondamentale per gli interessi nazionali per quattro motivi, enunciati il 4 febbraio 2009 dal ministro degli Affari Esteri Jonas Gahr Støre nel corso della Conferenza di Sanderstølen. La prima ragione è che il Paese è un grande produttore ed esportatore di petrolio e gas, per cui la politica energetica e quella estera sono strettamente collegate, specie considerando che la regione è ricchissima di risorse ancora inesplorate. La seconda motivazione è connessa all’importanza di un clima di pace nella regione, al primo posto tra le priorità di politica estera del Paese. La terza, legata alla precedente, è la preoccupazione per l’aumento dell’attività militare russa nell’Artico, anche se ufficialmente le Forze Armate del Cremlino non sono ancora considerate una minaccia. L’ultimo motivo risiede nella volontà di adottare, insieme all’Unione Europea, misure comuni per affrontare le sfide derivanti dall’attuale cambiamento climatico. 

Il Governo norvegese ha presentato la sua strategia per l’High North nel dicembre 2006, con un documento in cui si considera la regione artica la priorità più importante per il futuro. Secondo il primo ministro Jens Stoltenberg, la High North Strategy è un progetto in costante miglioramento ed evoluzione, con cui il Governo deve continuare ad intensificare le sue attività nella regione attraverso partnership tra autorità centrali e locali, settore pubblico e privato, e tra la Norvegia e gli altri paesi. Come viene sostenuto nel documento, infatti, gli obiettivi della strategia dovrebbero essere raggiunti entro 15 anni, ma devono essere analizzati in una prospettiva dinamica e non come un piano d’azione finale. Questa volontà può essere riscontrata in un documento aggiuntivo del marzo 2009, il New building Blocks in the North, in cui sono stati inseriti alcuni cambiamenti e suggerimenti per integrare la precedente strategia del 2006, ma gli obiettivi e i metodi caratteristici del documento precedente sono rimasti gli stessi.

La High North Strategy del 2006 non fa distinzione tra politica interna ed estera: i provvedimenti da prendere devono unire i benefici derivanti sia dall’intensificazione del dialogo internazionale che da una migliore politica interna, così da ottenere dei progressi vantaggiosi non solo per la Norvegia ma per tutti gli attori artici. Il documento infatti si prefigge lo scopo di sviluppare una più stretta cooperazione internazionale nel campo delle risorse naturali e nella gestione ambientale, specie con la Russia, l’Unione Europea e la NATO, tramite il raggiungimento di 22 obiettivi principali riconducibili a sette priorità:

  1. L’esercizio della governance in maniera costante attraverso l’esercizio della sovranità e dell’autorità. Fondamentale per questo scopo è il ruolo delle Forze Armate e della Polizia, per far fronte alle necessità di sicurezza nazionale ed evitare situazioni di crisi. Particolare attenzione viene posta al ruolo della Guardia Costiera, che dovrà aumentare la collaborazione tra la Polizia e le autorità giudiziarie per prevenire potenziali conflitti e mantenere così la stabilità interna;
  2. lo sviluppo della conoscenza nei settori del petrolio, delle risorse marine, della protezione dell’ambiente, del clima e del trasporto marittimo, al fine di riuscire a gestire le numerose sfide attuali;
  3. la difesa dell’ambiente e delle risorse naturali della regione artica. Il Governo norvegese ha imposto standard molto alti riguardo alla tutela dell’ambiente, ma sarà necessario continuare a sviluppare nuove misure di protezione per gestire efficacemente le sfide derivanti dall’aumento delle attività economiche nella regione. In caso di un conflitto con altri interessi, le considerazioni ambientali dovranno prevalere;
  4. l’elaborazione di un progetto adatto per sviluppare ulteriormente le attività petrolifere nel mare di Barents individuando contractors regionali e locali, specie nel Nord del Paese;
  5. la salvaguardia delle tradizioni e delle culture delle popolazioni indigene nell’High North;
  6. lo sviluppo ulteriore della cooperazione tra popolazioni in tema di salute, lavoro e volontariato per aumentare la coesione sociale e la fiducia reciproca, fattori che possono contribuire nel lungo periodo alla stabilità della regione;
  7. il potenziamento della cooperazione con il vicino russo, con cui la Norvegia ha molti vantaggiosi rapporti commerciali, ma anche perché è lo Stato con cui ora deve gestire la cooperazione bilaterale dello sfruttamento del mare di Barents.

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Foto di una piattaforma tratta dal sito http://www.alaska-in-pictures.com/

Foto di una piattaforma tratta dal sito http://www.alaska-in-pictures.com/

9 commenti su “Norvegia e petrolio: un amore conteso.

  1. adrienne riordan
    giugno 22, 2013

    Confesso che mi sono fermata a metà articolo, dovrei riprenderlo a mente più fresca visto la complessità dell’argomento. Mi suona strano che la Danimarca non venga mai citata: detiene la sovranità della Groenlandia (malgrado l’ampio autogoverno che quest’ultima ha ottenuto di recente, la politica e difesa estera è cmq in mano alla Danimarca, e a questa deve un bel po’ di petrolio ogni anno) quindi un piede nell’artico ce l’ha.

    • biancamilla
      giugno 22, 2013

      Ciao Adrienne! Eccoti la risposta dell’autore 🙂
      “Data la complessità dell’argomento, e il carattere prevalentemente norvegese del blog, non ho ritenuto opportuno coinvolgere gli altri attori del Gioco Artico, altrimenti il post sarebbe stato molto più lungo e complesso. Questo spiega, ad esempio, perché la Russia, il paese più direttamente coinvolto, sia citato così poco. Dato che sei interessata, tuttavia, nulla mi vieta però di parlartene qui nei commenti 🙂 Gli Stati Uniti sono da sempre interessati alla Groenlandia, come dimostrato dalla volontà di procedere al suo acquisto nel 1946 e dall’accordo per installare delle stazioni radar nella base di Thule, dove è presente fin dai tempi della Seconda guerra mondiale una loro base aeronautica. Quest’ultimo progetto rientra nel programma per la difesa missilistica US National Missile Defense Programme, concepito più di 25 anni fa dall’ex presidente Reagan con l’obiettivo di sviluppare un sistema di missili antibalistici per aumentare la sicurezza nazionale. Dopo il successo di Arktika 2007, la spedizione russa che ha portato all’attenzione internazionale le mire espansionistiche verso il Polo, il Governo danese ha deciso di lanciare una propria spedizione artica composta di una squadra internazionale di quaranta scienziati. Partita a bordo del rompighiaccio svedese “Oden”, per esplorare la dorsale di Lomonosov, la spedizione LOMROG (acronimo inglese di Lomonosov Ridge Off Greenland), aveva l’obiettivo di stabilire se la dorsale, al contrario di quanto rivendicato dalle autorità russe, fosse un’estensione sottomarina della Groenlandia. Il Governo danese ha tempo fino al 2014 per presentare tale rivendicazione alla Commissione per l’estensione dei limiti della piattaforma continentale, ma già dal 2004 ha iniziato a condurre delle ricerche per fornire i dati scientifici a sostegno di questa teoria. Con queste azioni la Danimarca ha quindi mostrato che non è intenzionata a rimanere indietro nella corsa alle ricchezze dell’Artico rispetto agli altri paesi, pur non avendo compiuto azioni di forza e non potendo contare su un apparato militare come quello russo o americano. Il governo danese ha tuttavia annunciato, nel luglio 2009, che intende incrementare la sua presenza militare nell’Artico, come dimostrano la decisione di creare un comando militare nelle isole Faroe e di continuare a sviluppare, insieme agli americani, la base militare di Thule. Gli Stati Uniti vedono infatti il controllo danese della Groenlandia come un mezzo attraverso il quale sostenere le proprie rivendicazioni e rifiutare quelle avanzate dagli altri paesi.
      La Danimarca ha inoltre collaborato con il Canada, cui ha proposto che le rispettive rivendicazioni territoriali siano basate sul metodo della linea mediana o dell’equidistanza dalla costa, un criterio che concederebbe a Copenaghen la possibilità di rivendicare una grande fetta di Polo Nord, e a Ottawa l’acquisizione di importanti acque territoriali.”

      • adrienne riordan
        giugno 22, 2013

        Ma gli Stati Uniti hanno una base a Thule, quindi da lì possono avanzare pretese sull’Artico? Confesso di essere molto ignorante in materia, ma pensavo che potesse fare i suoi comodi solo lungo le coste dell’Alaska.. ma ora che ci penso, effettivamente nell’Artico non ci dovrebbe essere la sovranità di nessuno, quindi ci credo che i Paesi affacciati sull’Artico si possano fare la “guerra” tra loro per le acque e i terreni extraterritoriali.
        Per quanto riguarda la Danimarca poi, se non sbaglio, non hanno ancora finito di controllare tutto il territorio groenlandese per vedere seci sono giacimenti sfruttabili (e dubito che i groenladesi stessi siano contenti di vedersi ciucciare tutto dalla “madrepatria”, visto quanto agognano l’indipendenza…)

      • biancamilla
        giugno 22, 2013

        Per quanto riguarda gli USA, hanno manifestato fortemente la loro opposizione alla Convenzione delle Nazioni Unite sul Diritto del Mare, firmata a Montego Bay il 10 novembre 1982, che costituisce ad oggi il regime giuridico internazionale per il Mar Glaciale Artico: la parte del documento riguardante i fondali marini internazionali e lo sfruttamento delle relative risorse minerarie conteneva, infatti, principi e norme in netto contrasto con quelle sostenute dall’amministrazione americana dell’allora presidente Ronald Reagan. Ad oggi, la Convenzione non è stata ratificata. Gli Stati Uniti non possono quindi rispondere direttamente alla provocazione rappresentata dalla spedizione Arktika 2007, ma pochi giorni dopo il successo russo hanno comunque reagito con fermezza organizzando un’altra spedizione: il 6 agosto 2007 la nave rompighiaccio “Cutter Healy” è salpata verso il mare di Bering con lo scopo di compiere degli studi sugli effetti del riscaldamento globale e preparare nuove mappe dei fondali oceanici. Inoltre, consapevoli dell’inferiorità rispetto alla Russia, nel gennaio 2009 l’ex presidente George W. Bush ha approvato un nuovo piano strategico per la regione, denominato National Security Presidential Directive and Homeland Security Presidential Directive No.66. In questo documento gli Stati Uniti sono chiaramente indicati come una potenza artica, con forti interessi nella regione.
        Per quanto riguarda, in generale, la sovranità dell’Artico, tale situazione giuridica è molto complessa: proprio per la sua natura di spazio oceanico, risulta essere mare e, in quanto tale, fu assoggettata ai principi internazionali del Diritto Internazionale Marittimo. Tuttavia nel corso della storia sono state elaborate numerose teorie per determinare precisamente la sovranità su questa regione, ma la sua collocazione strategica ha spesso impedito la creazione di un sistema di accordi accettati da tutti gli attori coinvolti nella questione. Proprio questa combinazione “enormi ricchezze + aumento della possibilità di accedervi grazie allo scioglimento dei ghiacci + scarsa sicurezza giuridica” rende questa zona così interessante e pericolosa.

  2. adrienne riordan
    giugno 22, 2013

    uhm, è una faccenda tosta insomma

    • biancamilla
      giugno 23, 2013

      Eh sì, quel post voleva essere solo una breve spiegazione dal punto di vista norvegese. E’ una questione complessa e in continuo divenire, sicuramente molto interessante. Spero di essere riuscito a chiarire alcuni dei tuoi dubbi. Buon week end! 🙂

      • adrienne riordan
        giugno 23, 2013

        Senza dubbio interessante! 😀 Anche perchè avevo trovato alcune notiziuole sull’argomento che, a volte, hanno contenuto quasi divertente – per spiegarmi meglio, dovrei quanto meno trovare i link di quelle notizie, ma riguardano la Danimarca, non la Norvegia.
        Grazie a te e al tuo informatore per le notizie! 🙂

  3. Tommaso
    novembre 18, 2013

    Ciao,
    Inanzitutto complimenti per l’articolo,semplice chiaro e completo a livello di fonti.
    Io sto scrivendo una mini-tesi proprio riguardo l’ High North e le sue future implicazioni a livello geopolitico.
    Non è che sapresti consigliarmi qualche fonte e quali secondo te sono i punti chiave per avere una visione generale completa a riguardo?
    grazie in anticipo.
    T.B.

    • biancamilla
      dicembre 16, 2013

      Ciao Tommaso, scusa per il ritardo nella risposta. Il mio fidanzato, che ha scritto l’articolo e segue con interesse questo argomento, è stato piuttosto occupato di recente. Mi ha detto che questi libri e documenti online dovrebbero andare bene per iniziare: anche lui aveva scritto una tesi sullo stesso argomento, due anni fa. Questi sono i libri:

      – Hoel A. H, T.Lobach, “Norway’s Marine Policy: Towards Comprehensive Oceans Management”, in C.Sain, V.Zwaag and Balgos, Integrated National and Regional ocean policies: comparative perspectives and future prospects, United Nations University Press, 2009

      – Howard R., The Arctic Gold Rush: the new race for tomorrow’s natural resources, Edizioni Continuum, London, 2009

      – Perrone A., Arktika – La sfida dell’Artico, Fuoco Edizioni, Roma, 2010

      -Sale R., Potapov E., The scramble for the arctic: ownership, exploitation and conflict in the Far North, Frances Lincoln L. Ted Publishers, London, 2010

      E questi sono i documenti reperibili online:

      – Bini A., “Artico: l’importanza delle relazioni energetiche russo-norvegesi”, in Eurasia Rivista di Studi Geopolitici, 04/12 2010

      – Borgerson Scott G., “Arctic meltingDown; The economic and security implications of global warming”, in Foreign Affairs, Vol 87, issue 2, 2008

      – Canali L, “Le nuove rotte artiche” in Limes Online 13 giugno 2008

      Ecco poi dei documenti ufficiali, reperibili via internet:

      – Commissione delle Comunità Europee, “Comunicazione della commissione al parlamento europeo al Consiglio: l’unione europea e la regione artica”, bruxelles, 20 novembre 2008

      – European External Action Service Official Website, “Northern dimension policy framework document”, 2009

      – Heininen L., Circumpolar international relations and geopolitics”, arctic human development report, 2004

      – Norwegian ministry of foreign affairs, “New building blocks in the north, the next step in the government’s high north strategy”, settembre 2009

      Inoltre, mi ha suggerito di consultare il sito barentsobserver.com, molto completo e dettagliato.

      In bocca al lupo per la tesina! 🙂

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