Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Il Bunad della discordia

Il “vero” norvegese ama il geitost (formaggio di capra) al punto da mangiarlo pure a colazione, si dedica a lunghe camminate con qualunque condizione atmosferica, inserisce regolarmente l’argomento petrolio nei discorsi, celebra le vittorie sportive dei connazionali come propri trionfi e sfoggia il bunad, il costume tradizionale norvegese, per celebrare la festa nazionale del 17 maggio.

Il bunad ha origini rurali e differisce per colori e ornamenti in base alla regione di provenienza. Questo simbolo del passato e della tradizione, proprio ora che si prepara a invadere le strade per le parate della festa nazionale, è stato oggetto di accese polemiche sullo Stavanger Aftenblad, il quotidiano di Stavanger.

Tutto è partito da un post sul blog “håndarbeiden” (tradotto, lavori manuali), in cui l’autrice proponeva di personalizzare il bunad secondo il proprio gusto. Perché non sostituire la tradizionale camicia bianca del costume di Stavanger con qualcosa di più vistoso, come una blusa di seta rossa? Perché non sfoggiare un bel paio di scarpe col tacco, anziché il mocassino vecchio stile (MOLTO vecchio stile) che di norma accompagnerebbe il vestito? In fondo, ha aggiunto, il 17 maggio è il giorno dell’anno in cui si entra in contatto con il maggior numero di persone: perché non ci si dovrebbe sentire a proprio agio? Perché limitare la propria personalità in nome della tradizione?

Le risposte non si sono fatte attendere.

I fermi sostenitori della libera espressione, subito ribattezzati bunadrebeller, hanno lanciato l’ashtag su Twitter #pimpdinbunad, postando foto delle modifiche apportate ai propri costumi.

Moltissimi altri invece non hanno gradito il suggerimento, affermando che il bunad è il simbolo dell’unità nazionale norvegese. Secondo questi “integralisti”, i vestiti, così come i dialetti, anche se variano in base alla regione, derivano tutti da una tradizione comune. Tale appartenenza deve essere manifestata almeno durante il 17 maggio, indossando il bunad originale.

Infine c’è anche chi, con tono più o meno scherzoso, ha definito il 17 maggio il giorno più misogino dell’anno: il costume è molto stretto sotto il seno e non è elasticizzato, per cui i difetti estetici tipici dell’invecchiamento vengono enfatizzati, facendo sembrare le donne mature un “esercito di muffins”.

Ora che la festa nazionale si avvicina, i toni della polemica si stanno abbassando. I norvegesi ripescano dall’armadio il proprio bunad che, una volta indossato, li avvolge in un’ondata di rassicurante tradizione, cancellando qualsiasi dubbio e annullando, almeno per un giorno, la paura di rinunciare alla propria individualità.

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.Presente e passato.

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