Norvegiani

"Farai e disferai in continuazione il tessuto della tua vita, in attesa di trovare la sola esistenza che ti possa appartenere davvero”.

Norvegia: vizi, vezzi e paranoie. Parte seconda

Dopo quasi sei mesi di permanenza sul suolo norvegese posso confermare ciò che avevo intuito all’inizio: questi alti e biondi individui del nord si comportano in modo diametralmente opposto a noi. Le caratteristiche dei due sessi di competizione e sensibilità rompono gli schemi e non sono più monopolio di un solo genere: l’uguaglianza di trattamento a cui le ragazze sono sottoposte fin dalla più tenera età, infatti, diminuisce sensibilmente le differenze di genere a cui siamo abituati.

LA SCUOLA: qui non esistono regole tipo “se i maschietti giocano con le femminucce devono fare attenzione” o “le bambine si vestono bene e non si devono sporcare”. Le piccole norvegesi crescono rotolando, sbucciandosi e correndo nel tentativo di restituire i colpi presi dai fratellini. I programmi scolastici contengono alcune ore settimanali definibili come “economia domestica”: un corso molto utile in cui maschi e femmine imparano a cucire, cucinare, pulire, ma anche a piantare chiodi e riparare oggetti.

LA STRATEGIA DI CONQUISTA: la fase di caccia è (quasi) tutta nelle mani delle donne. Scelgono la preda, la seducono e vanno dritte al sodo. Se l’esperienza si rivelasse positiva, saranno loro a ricontattare il fortunato. Il sabato sera è il momento migliore per verificare questo mondo alla rovescia. Girando per le vie del centro in tarda serata (per loro notte fonda) si incontrano gruppi di ragazzi in camicia e jeans, che ridono e scherzano, seguiti da un nugolo disordinato di esponenti del gentil sesso. Le ragazze si trascinano con passo incerto, trucco colato e gonne storte, ubriache al punto giusto da perdere le inibizioni per l’assalto finale.

IL MONDO DEL LAVORO: la percentuale di occupazione femminile è tra le più elevate al mondo e posso dire di avere visto donne ricoprire qualunque incarico; manovrano ruspe e spalaneve, dirigono attività commerciali e arrivano facilmente a ruoli di dirigenza. Spesso negli annunci di lavoro che offrono ruoli di responsabilità in settori “maschili”, come la trivellazione petrolifera, si legge la frase “le donne sono incoraggiate ad applicare”. Viceversa, nella ricerca di insegnanti o assistenti negli asili, è spesso sottolineato “l’applicazione da parte di uomini è fortemente incoraggiata”.

LA FAMIGLIA: i genitori norvegesi hanno diritto all’indennità di maternità per tutto il primo anno di vita del bambino. Di tale periodo, dieci settimane sono riservate al padre. Inoltre, è diritto di entrambi i genitori usufruire di permessi pagati, fino a venti giorni ciascuno, per assistere i figli in caso di malattia. La maggiore partecipazione del padre nella gestione famigliare consente di ridurre (in teoria) lo squilibrio nel mondo di lavoro: non si parla più di diritti e permessi esclusivi delle madri, ma di entrambi i genitori. Inoltre, il congedo di paternità permette una maggiore condivisione dei compiti domestici e la creazione di un legame più intenso con i bambini. Pochi giorni fa al supermercato ho assistito alle manovre di un papà impegnato a mettere la spesa sul rullo, imbustare e pagare, il tutto con una bambina di otto mesi nello zainetto che lanciava le scarpine e cercava di mordicchiare un pacchetto di fazzoletti. Devo dire che se l’è cavata egregiamente.

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18 commenti su “Norvegia: vizi, vezzi e paranoie. Parte seconda

  1. Kristian
    luglio 16, 2012

    Hehe, hai capito molto di noi, rifessioni buoni!

  2. Andrea
    novembre 28, 2012

    -Ragazze che scelgono e l’uomo fa da preda? Bisogna tirar fuori gli attributi allora.
    – Ragazze norvegesi trattate alla pari? In italia vengono trattate meglio dell’uomo, almeno da quanto vedo io intorno, ed è questo uno dei motivi per cui le donne per loro scelta decidono di imporsi meno sul lavoro. Si dedicano di più alla famiglia e cercano meno la carriera, ma perchè lo scelgono, non perchè non ci sono pari opportunità .
    Ragazze Norvegesi che vanno in giro in gruppo tutte ubriache? Non depone a loro favore, l’alcool danneggia cervello, organi, fa diventare le persone sciatte e rozze.
    3 a 0 per l’Italia dunque.
    Tanto sole a te

    • biancamilla
      novembre 28, 2012

      Non mi pare di aver tessuto odi alle nordiche fanciulle ubriache del sabato sera. Per il resto non concordo sulle pari opportunità in Italia, ma rispetto il tuo parere. Tanta pace scandinava, a leggere il tono con cui scrivi, credo tu ne abbia bisogno.

    • danilo de roma
      giugno 2, 2013

      ecco il classico italiano medio che non riesce a vedere al di la del proprio naso

    • plastycframe
      febbraio 7, 2014

      Non avevo mai sentito nessuno descrivere il sessismo come “essere trattate meglio dall’uomo”. Ed é evidente che tu ignori le teorie di genere.

    • Mirco Høyninger
      ottobre 17, 2014

      Per me è 3 a 0 per la Norvegia invece. Il Mondo è bello perché è vario. Io solo di una cosa ho paura: che tutto quello che è scritto qui sia troppo bello per essere vero! Magari anche l’Italia fosse così! Se questa è la Norvegia, beh, io sono norvegese e al diavolo i patemi sull’alcol, se è per questo anche gli italiani ora bevono come delle idrovore! Baudelaire diceva che beve solo acqua chi ha un segreto da nascondere. Se la vita in Norvegia è davvero questa, se lo Stato funziona così, se la società norvegese è questa, e il loro concetto di parità è questo, l’Italia la può battere solo a calcio la Norvegia, ma in tutto il resto straperde! 😀

      • biancamilla
        ottobre 21, 2014

        Concordo con te per quanto riguarda il problema dell’abuso di alcool. In Italia è forse più celato dal fatto che beviamo meno, ma più spesso. Difficilmente incroci per strada gruppi di persone che si sorreggono a vicenda, ma analizzando la vita di molte persone “normali” ti rendi conto che l’alcol è presente in maniera pesante nelle loro vite. Noi facciamo l’aperitivo, usciamo anche in settimana, beviamo a tavola. Loro bevono il sabato sera, tanto, ma limitato all’occasione specifica. Per il resto, la situazione norvegese sta cambiando a causa della massiccia immigrazione e della contrazione del settore petrolifero: questi due aspetti hanno portato a una maggiore chiusura e tutela dello stile di vita locale, a scapito dell’integrazione.

  3. Andrea
    novembre 29, 2012

    Chiedo scusa se ho dato l’impressione di avere un tono risentito, ma, credimi, l’intenzione era l’opposto. Il mio intento era quello di elogiare te in quanto donna italiana.

    Preferisco l’italia con i suoi pregi e difetti, e le donne italiane con i loro alti e bassi, e lo dico con il massimo rispetto per i popoli scandinavi.

    Anche l’augurio: “tanto sole a te” voleva essere un tributo alla solarità che sprigionano i tuoi posts”.

    3 a 0 in favore tuo e dell’Italia, con rispetto per la Norvegia, che sembra avere qualcosa più di noi, ma anche qualcosa in meno.

  4. biancamilla
    novembre 29, 2012

    Ecco, per una volta che mi elogiano non me ne accorgo!! Rileggo tutto sotto la nuova ottica e apprezzo i raggi di sole, in queste cinque ore di luce che abbiamo qui ora sono molto graditi!

  5. Sara
    giugno 3, 2013

    Personale esperienza di donna che ha deciso di intraprendere un lavoro da uomo, l’ingegnere (Si, perche’ in Italia e’ ancora considerato un lavoro da uomo).
    La mia applicazione a dei lavori, e’ stata rifiutata perche’ “non proprio adatta a una donna” (parlo di lavori dove poteva capitare di sporcarsi le mani e guidare una ruspa). In un colloquio mi hanno addirittura proposto di fare l’ assistente generale al capo ingegnere (che vuol dire, rispondere al telefono e scrivere email per il capo e, magari, portargli il caffe’), “invece che lambiccarsi il cervello con compiti stressanti e noiosi”. Certo e grazie per la fiducia! 😛
    Mi piace il sitema norvegese, dove le persone hanno diritti e non solo le donne. Non dico che sia perfetto e che tutti debbano seguirne l’ esempio, ma come gusto personale preferisco come funziona la “Svervegia” 😉

  6. Maurizio
    settembre 11, 2013

    Ho fatto il camionista per qualche mese in Italia in un’azienda dove una donna era stata assunta e poi licenziata. Devo dire che dai racconti dei miei colleghi ho avuto l’impressione che il motivo principale del suo licenziamento siano state le mogli dei camionisti. Purtroppo dopo poco tempo è iniziata a girare la voce, me la sono scopata e cose di questo genere, le mogli facevano scenate di gelosia ai mariti, il titolare della ditta era quindi in difficoltà nell’organizzare i viaggi che dovevano essere nello stesso posto da due o tre camion per non parlare dei viaggi col doppio autista, insomma era diventato un casino ingestibile.

  7. Maurizio
    settembre 11, 2013

    Vorrei segnalare inoltre in questo bellissimo ed utilissimo luogo, complimenti a Biancamilla, soprattutto per chi sta per andare a stabilirsi in Norvegia come me, un aspetto di alcune donne sul lavoro con colleghi, superiori e clienti in un ambiente prevalentemente maschile ed anche della reazione dei maschi a questo comportamento. Il comportamento in questione consiste in un sostanziale atteggiamento del te la potrei anche dare condito da qualche crisi di pianto. Devo dire che, per aver provato quanto segue di persona, si genera nel maschio sia cliente, che superiore gerarchico, che subalterno, un sentimento di protezione nei confronti della “poverina” che di tutto ha bisogno fuorché di protezione. Probabilmente questo astuto giochetto non può essere attuato in Norvegia proprio per la mancanza di posti prevalentemente o quasi eslusivamente maschili, e questo forse è anche uno dei motivi per cui i norvegesi nonostante il clima vivono meglio di noi.

  8. Mirco Høyninger
    ottobre 17, 2014

    Davvero vanno così le cose in Norvegia? Mi sembra troppo bello per essere vero…io sono affascinato dalla cultura “germanica” (intendo tutto il Nord Europa insomma) da una vita ma non vivendo per esempio in Norvegia, non posso sapere come sono le persone lì e soprattutto se c’è la vera parità tra i sessi (come per esempio insegnare agli uomini anche a cucinare, riassettare la casa ed occuparsi dei bambini e insegnare alle donne anch lavorare con una ruspa o fare il carpentiere, giusto per fare un esempio). Se è davvero questa la Norvegia, allora mi devo mangiare 10 volte le mani per essere nato in Italia… 😦

    • biancamilla
      ottobre 21, 2014

      Ciao Mirco, in linea di massima la situazione norvegese è quella che ho profilato nel post. Poi, certo, ci sono le eccezioni. Diciamo che in media il sessismo è un problema poco sentito.

      • Mirco
        ottobre 30, 2014

        Se il sessismo è un problema poco sentito in Norvegia allora beati loro, perché attualmente in Italia la situazione lascia molto a desiderare molto più di prima. Abbiamo però tanti uomini e donne che vorrebbero fare una bella rivoluzione in questo senso, per portare l’Italia ad un livello di civiltà accettabile, ma siamo un’assoluta minoranza rispetto a chi fa finta di volere un buon cambiamento ma poi lo vuole a esclusivo beneficio proprio e non della collettività (la solita storia). Peccato…ma almeno abbiamo dei buoni esempi anche qui che però non vengono ascoltati da nessuno. Ho letto però che nella vicina Svezia il sessismo è molto sentito, pare che ci sia anche un’influente femminista che vorrebbe mettere gli uomini all’angolo…sarà vero? Voci sul web che girano…io vorrei che non ci fossero (almeno in occidente, almeno) né maschilismo e né femminismo, perché sono due facce della stessa medaglia, alla fine fanno i favori o di un genere o dell’altro ponendo come presupposto che uno dei due generi venga discriminato. Si riuscirà mai a raggiungere anche qui una parità vera senza furbate ed ipocrisie? Chi lo sa…intanto ora guardo alla Norvegia con molta più simpatia di prima.

  9. bruna rizzato
    febbraio 20, 2016

    Ho letto con piacere quanto scritto…io ho vissuto la Norvegia in famiglia e non da turista…e noi italiani avremmo molto ma molto da imparare…andare e viverci per poi parlare!!

    • biancamilla
      febbraio 20, 2016

      Grazie Bruna! Credo che dal confronto con altre culture ci sia sempre da imparare. Nessun paese è IL paradiso, ma unendo il meglio di ciò che si scopre viaggiando è forse possibile creare il proprio paradiso 😉

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